Grido
L'esperienza umana, nelle sue manifestazioni più diverse, trova spesso nel Grido la sua espressione più cruda e viscerale. Nella teologia protestante evangelica il termine biblico Grido va oltre la sua semplice connotazione acustica e si rivela un concetto dalle molte sfaccettature, che attraversa il racconto della redenzione, la natura di Dio, la condizione umana e la dinamica della vita spirituale. Lungi dall'essere soltanto un suono, il Grido nella Scrittura è un atto di comunicazione profonda, la supplica di un'anima, una proclamazione di fede o di disperazione e un segno dell'intervento divino. Questa analisi teologica cercherà di illustrare lo sviluppo, il significato e l'applicazione del Grido, fondandosi sull'autorità della Bibbia e su una prospettiva riformata.
Dalle suppliche degli oppressi nell'Antico Testamento alle grida di Gesù sulla croce e al Grido dello Spirito Santo nel cuore dei credenti, il Grido è un filo conduttore che rivela l'intima relazione tra Dio e l'umanità. Esprime la vulnerabilità umana, l'angoscia di fronte al peccato e alla sofferenza, la gioia della salvezza e la certezza della speranza escatologica. Comprendere biblicamente il Grido significa immergersi nella profondità dell'esperienza di fede, riconoscendo che Dio non ascolta soltanto i sussurri, ma anche le grida più intense dei suoi figli e della sua creazione.
Questa esplorazione sistematica tratterà l'etimologia e le radici del Grido nell'Antico Testamento, il suo significato nel Nuovo Testamento, la sua centralità nella teologia paolina della salvezza, i diversi aspetti e tipi di Grido e le sue implicazioni pratiche per la vita del credente. Lungo questo percorso cercheremo di mostrare come il Grido sia una testimonianza della sovranità divina, della grazia irresistibile e della fedeltà immutabile di Dio, che si china per ascoltare e rispondere al grido dei suoi figli, plasmando così la pietà, il culto e il servizio del popolo di Dio.
1. Etimologia e radici del grido nell'Antico Testamento
Nell'Antico Testamento il concetto di Grido è espresso da varie parole ebraiche, ciascuna con le sue sfumature, ma tutte convergenti nell'idea di un'espressione vocale intensa e carica di significato. Comprendere queste radici etimologiche è fondamentale per coglierne la ricchezza teologica. Tra le più rilevanti troviamo za'aq (זעק), tse'aqah (צעקה), shava' (שוע), rua' (רוע) e qara' (קרא).
La parola za'aq (זעק) è usata spesso per descrivere un grido d'aiuto, soprattutto in situazioni di angoscia, oppressione o pericolo. Questo Grido è una supplica urgente e disperata rivolta a Dio o a un'autorità umana. L'esempio paradigmatico è il Grido dei figli d'Israele schiavi in Egitto: «I figli d'Israele gemevano a causa della schiavitù e za'aq (alzavano grida), e il loro Grido a causa della schiavitù salì a Dio» (Esodo 2:23). Questo grido non era un semplice lamento, ma un'invocazione diretta dell'intervento divino, che rivela la compassione di Dio, il quale «udì il loro Grido» (Esodo 2:24). Qui il Grido degli oppressi è un appello alla giustizia divina, un riconoscimento dell'incapacità umana di liberarsi da sé.
Associata a za'aq è tse'aqah (צעקה), che indica il clamore, il grido o il lamento stesso. È la manifestazione udibile dell'angoscia o della disperazione. In Genesi 18:20 «il tse'aqah (Grido) che sale da Sodoma e Gomorra» è così grande da attirare l'attenzione di Dio, a indicare l'enormità della loro iniquità. Il Grido, in questo contesto, non è soltanto umano, ma rappresenta l'ingiustizia stessa che grida chiedendo il giudizio. Allo stesso modo i profeti usavano spesso il concetto di Grido per denunciare l'ingiustizia sociale, come in Isaia 5:7, dove l'attesa della giustizia sfocia in un «tse'aqah (Grido) di oppressione».
Un'altra parola rilevante è shava' (שוע), che significa gridare aiuto, implorare. È un Grido d'aiuto più diretto e personale, frequente nei Salmi. «Al mio Grido egli mi ha risposto dal suo monte santo» (Salmo 3:5). Questo Grido riflette la fiducia del salmista nella capacità e nella volontà di Dio di salvare. I Salmi sono pieni di preghiere che sono, in sostanza, Grida d'aiuto, di pentimento e di lode, a dimostrazione che la preghiera autentica assume spesso la forma di un grido appassionato e sincero rivolto a Dio.
La parola rua' (רוע) introduce una dimensione diversa del Grido. Benché possa indicare un grido di guerra o un allarme, è usata anche per descrivere un Grido di gioia, di acclamazione o di giubilo. «Acclamate con gioia il SIGNORE, abitanti di tutta la terra! Prorompete in canti di gioia e cantate lodi!» (Salmo 100:1). Questo Grido è espressione di adorazione e di celebrazione della sovranità di Dio. Nei contesti militari il grido di guerra era segno della presenza di Dio e della vittoria imminente, come nella caduta di Gerico (Giosuè 6:5, 20), dove il Grido del popolo, in ubbidienza a Dio, precede il crollo delle mura.
Infine qara' (קרא), che significa chiamare, convocare o proclamare, può essere usata nel senso di un Grido potente. «Grida a piena gola, non ti trattenere, alza la tua voce come una tromba» (Isaia 58:1). Qui il Grido è un appello profetico, una denuncia coraggiosa e pubblica del peccato e un'esortazione al ravvedimento. Il profeta, portavoce di Dio, non sussurra, ma grida il messaggio divino con urgenza e autorità.
Lo sviluppo progressivo della rivelazione nell'Antico Testamento mostra che il Grido passa da semplice espressione di un'emozione ad atto teologicamente carico. Rivela la natura di un Dio che ascolta e agisce, la condizione di un'umanità che grida per essere liberata e salvata, e l'importanza di una comunicazione diretta e fervente con il Creatore. Dal Grido dell'oppressione al Grido dell'adorazione, l'Antico Testamento pone le basi per comprendere il Grido come forma essenziale di relazione con Dio, un tema che si approfondirà ulteriormente nel Nuovo Testamento con la venuta di Cristo.
2. Il grido nel Nuovo Testamento e il suo significato
Nel Nuovo Testamento l'intensità e il significato teologico del Grido si ampliano e si approfondiscono, soprattutto in relazione alla persona e all'opera di Gesù Cristo e all'azione dello Spirito Santo. Le parole greche più comuni per Grido sono krazo (κράζω), boao (βοάω), anakrazō (ἀνακράζω) e phōnē (φωνή), ciascuna delle quali contribuisce a una comprensione ricca e articolata.
Krazo (κράζω) è la parola usata più spesso per un Grido forte e intenso, che esprime spesso angoscia, paura, supplica disperata o perfino la voce dei demòni. È un Grido che non si può ignorare. Nei Vangeli vediamo persone che gridano a Gesù con questo termine, come il cieco Bartimeo: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!» (Marco 10:47). Questo Grido non è soltanto una richiesta d'aiuto, ma una dichiarazione di fede nell'identità messianica di Gesù. Allo stesso modo i demòni spesso «gridano» riconoscendo l'autorità di Cristo, come in Marco 1:23-24, dove uno spirito immondo grida: «Che c'è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei venuto per mandarci in perdizione?». Il Grido dei demòni attesta la potenza sovrana di Cristo sulle forze spirituali.
Boao (βοάω) è simile a krazo e indica un clamore forte, un grido. Giovanni Battista è descritto come «la voce (phōnē) di uno che boao (grida) nel deserto» (Giovanni 1:23, che cita Isaia 40:3). Il suo Grido è una proclamazione profetica che prepara la via al Messia. Questo Grido è un appello al ravvedimento e alla trasformazione, una voce potente che rompe il silenzio spirituale dell'epoca.
Il significato più profondo del Grido nel Nuovo Testamento si trova nelle grida di Gesù Cristo. Nella sua vita terrena egli stesso gridò al Padre (Ebrei 5:7), offrendo preghiere e suppliche «con alte Grida e con lacrime». Queste Grida rivelano la piena umanità di Cristo e la sua dipendenza dal Padre, anche nella sua divinità. Le Grida di Gesù più significative dal punto di vista teologico avvengono però sulla croce. Il Grido «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27:46) è un grido di abbandono e di sofferenza vicaria, eco del Salmo 22, in cui Cristo si identifica con il dolore dell'umanità. Questo Grido non è un segno di incredulità, ma l'espressione della profondità del sacrificio e della maledizione del peccato che egli portò al nostro posto. Al contrario, le Grida «È compiuto!» (Giovanni 19:30) e «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio» (Luca 23:46) sono Grida di vittoria e di fiducia. Il primo proclama il pieno compimento dell'opera redentrice, il secondo esprime l'affidamento fiducioso della sua vita al Padre, persino nella morte. Le Grida di Gesù sulla croce sono il culmine della storia della redenzione e diventano il fondamento della nostra salvezza.
La continuità e la discontinuità tra Antico e Nuovo Testamento riguardo al Grido sono notevoli. C'è continuità nel senso che il Grido continua a essere espressione di angoscia, supplica e adorazione rivolta a Dio. La natura di un Dio che ascolta e risponde rimane immutata. Vi è però una discontinuità salvifica decisiva. Il Grido di Cristo sulla croce trasforma tutte le precedenti Grida d'Israele per la liberazione e la giustizia, perché egli è la risposta definitiva di Dio a quelle grida. Da allora il Grido del credente diventa un grido di fede in Cristo e, più profondamente, il Grido stesso dello Spirito Santo nel cuore del credente, tema che Paolo svilupperà con grande profondità.
Il Grido nel Nuovo Testamento, dunque, non è soltanto un suono, ma un evento teologico che rimanda all'opera di Cristo, alla presenza dello Spirito e alla nuova realtà della salvezza. Esso collega la condizione umana di dipendenza e di bisogno con la risposta divina di grazia e di misericordia, rivelando la dinamica della fede e della relazione con Dio.
3. Il grido nella teologia paolina: il fondamento della salvezza
Nella teologia paolina il Grido acquista una profonda dimensione soteriologica, legandosi intimamente all'opera dello Spirito Santo e alla dottrina dell'adozione. Sebbene Paolo non usi il verbo «gridare» con la stessa frequenza dei Vangeli per descrivere atti fisici, egli adopera l'idea di un grido interiore e spirituale che è fondamentale per l'esperienza della salvezza e per la relazione del credente con Dio. I passi più significativi si trovano in Romani 8:15 e Galati 4:6.
In Romani 8:15 Paolo scrive: «E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: "Abbà! Padre!"». Allo stesso modo in Galati 4:6: «E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: "Abbà, Padre"». La parola greca per «gridare» è qui krazo (κράζω), la stessa parola intensa usata nei Vangeli per le Grida di angoscia o dei demòni. Il contesto paolino però la eleva a un nuovo livello teologico.
Il Grido «Abbà, Padre» non è un grido di disperazione, ma un Grido di intimità e di certezza. «Abbà» è una forma aramaica familiare e affettuosa per «Padre», equivalente al nostro «papà». Questo Grido è la testimonianza dello Spirito Santo nei nostri cuori, che ci assicura della nostra figliolanza divina. È lo Spirito che ci rende capaci di rivolgerci a Dio con tanta fiducia e tanto affetto. Questo Grido è una dimostrazione della sola gratia, perché non è qualcosa che il credente possa produrre da sé: è lo Spirito di Dio a suscitarlo. È il sigillo dell'adozione, dottrina centrale della teologia riformata, la quale afferma che Dio ci accoglie nella sua famiglia non per merito, ma per pura grazia mediante Cristo.
Questo Grido dello Spirito contrasta fortemente con lo «spirito di servitù» (Romani 8:15) che caratterizzava la vita sotto la legge, dove la relazione con Dio era segnata dalla paura e dalla prestazione. Sotto la legge l'uomo cerca di ottenere la giustizia con le proprie opere, ma il risultato è sempre il fallimento e la condanna. Il Grido «Abbà, Padre» è dunque l'antitesi dello sforzo umano di giustificarsi da sé. È la prova di una nuova creazione, di un cuore rigenerato che confida pienamente nell'opera redentrice di Cristo. Giovanni Calvino, nei suoi commentari, sottolinea che questo grido è «la testimonianza dello Spirito Santo che ci assicura della nostra adozione», una testimonianza che vince ogni dubbio e ogni paura.
Il Grido «Abbà, Padre» si colloca nell'ordo salutis (ordine della salvezza) come espressione della rigenerazione e dell'adozione. È la voce interiore della fede salvifica (sola fide), che riconosce Dio come Padre per mezzo di Cristo. È il punto di partenza della santificazione, perché un figlio che grida «Padre» cerca di piacere a quel Padre e di ubbidirgli. La santificazione è il processo con cui diventiamo sempre più simili a Cristo, spinti dall'amore filiale che lo Spirito ispira. Benché la glorificazione sia un evento futuro, il Grido dello Spirito anticipa già la piena comunione e l'eredità che ci attendono come figli di Dio. È la garanzia della nostra eredità eterna, la caparra della nostra glorificazione futura.
Paolo parla anche del Grido o gemito della creazione in Romani 8:22: «Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio». Benché qui la parola greca sia systenazō (συσστενάζω: gemere insieme) e non krazo, l'idea di un grido intenso e universale che invoca la redenzione è parallela. La creazione, corrotta dal peccato umano, attende con ardore la sua liberazione e glorificazione, un anelito che fa eco al Grido dello Spirito e dei credenti per la piena redenzione del loro corpo e di tutta la creazione. Questo gemito universale testimonia la portata dell'impatto del peccato e l'ampiezza dell'opera redentrice di Cristo.
In sintesi, nella teologia paolina il Grido, in particolare il Grido «Abbà, Padre» suscitato dallo Spirito, è il fondamento della nostra salvezza, la prova della nostra figliolanza e la garanzia della nostra eredità. È espressione della grazia sovrana di Dio, che ci adotta e ci rende capaci di relazionarci con lui non come schiavi, ma come figli amati, mediante la fede in Cristo Gesù. Questo grido è un pilastro della dottrina protestante evangelica, che sottolinea l'opera esclusiva di Dio nella salvezza e la centralità dello Spirito nella vita del credente.
4. Aspetti e tipi di grido
La ricchezza del termine Grido nella Scrittura permette di individuare vari aspetti e tipi, ciascuno con una propria rilevanza teologica e applicazione pratica. Distinguere questi aspetti è essenziale per una comprensione completa e per evitare interpretazioni errate. Possiamo osservare il Grido attraverso le lenti della grazia comune e della grazia speciale, del lamento e del pentimento, della fede e della fiducia, dell'ammonimento profetico e dell'adorazione.
4.1 Il grido della grazia comune e della grazia speciale
La teologia riformata distingue tra grazia comune e grazia speciale. Il Grido può manifestarsi in entrambi gli ambiti. La grazia comune indica la bontà di Dio estesa a tutta l'umanità, credenti e non credenti. Il Grido degli oppressi e di chi soffre, anche di chi non conosce Dio, può essere ascoltato da lui nella sua grazia comune. Il Signore ascolta il grido dei marinai in pericolo (Giona 1:14) o il grido di una città disperata (Giona 3:8-10), e può rispondere con misericordia provvidenziale. Questo Grido riflette la sovranità di Dio su tutta la creazione e la sua bontà universale, che non si limita a coloro che sono in patto con lui.
La grazia speciale, invece, è la grazia salvifica che Dio concede ai suoi eletti. Il Grido dello Spirito «Abbà, Padre» (Romani 8:15) è un esempio primario di Grido sotto la grazia speciale. È un grido che può essere pronunciato soltanto da chi è stato rigenerato e adottato in Cristo. Allo stesso modo il Grido di pentimento che conduce alla salvezza (Atti 2:37) è un'opera della grazia speciale, perché è lo Spirito che convince di peccato e rende possibile la fede. Questo tipo di Grido è segno dell'opera redentrice di Dio nel cuore della persona.
4.2 Il grido del lamento e del pentimento
Il Grido del lamento è un'espressione autentica di dolore, tristezza e angoscia di fronte alla sofferenza, all'ingiustizia o alla propria condizione di peccato. I salmi di lamento ne offrono molti esempi, in cui il salmista grida a Dio in mezzo all'afflizione (Salmo 13:2-3). Questo Grido è teologicamente significativo perché riconosce la sovranità di Dio anche nel dolore e ne cerca l'intervento. Dimostra una fede che osa essere sincera con Dio. Il Grido di pentimento è un grido che invoca perdono e restaurazione, come il Grido di Davide nel Salmo 51, che riconosce la profondità del suo peccato e implora la misericordia di Dio. Questo Grido è condizione della restaurazione e segno di un cuore rotto e contrito.
4.3 Il grido della fede e della fiducia
In contrasto con il lamento c'è il Grido della fede e della fiducia, in cui il credente grida a Dio con la certezza che egli ascolterà e risponderà. «Con la mia voce grido al SIGNORE ed egli mi risponde dal suo monte santo» (Salmo 3:5). Questo Grido non è di disperazione, ma di convinzione nella fedeltà e nella potenza di Dio. È il Grido di chi, come il cieco Bartimeo, nonostante tutto crede che Gesù possa agire e che agirà (Marco 10:47-48). Questo tipo di Grido è una dimostrazione attiva di fede, un'attesa fiduciosa nella provvidenza e nella cura di Dio.
4.4 Il grido dell'ammonimento profetico e della giustizia
Il Grido profetico è un grido pubblico e coraggioso che denuncia il peccato e l'ingiustizia e chiama al ravvedimento. I profeti dell'Antico Testamento alzavano spesso la loro voce come un Grido contro l'idolatria, l'oppressione dei poveri e la corruzione morale (Isaia 58:1). Questo Grido è una manifestazione della voce di Dio per mezzo dei suoi messaggeri, che esige rettitudine e giustizia. La chiesa di oggi è chiamata a fare eco a questo Grido, a essere la voce di chi non ha voce e a gridare per la giustizia sociale e la rettitudine morale in un mondo caduto (Proverbi 31:8-9).
4.5 Il grido dell'adorazione e della celebrazione
Infine il Grido dell'adorazione e della celebrazione è un'espressione di giubilo e di lode a Dio. «Acclamate con gioia il SIGNORE, abitanti di tutta la terra! Prorompete in canti di gioia e cantate lodi!» (Salmo 100:1). Questo Grido è una manifestazione esuberante di gioia nel Signore, un riconoscimento pubblico della sua grandezza e della sua bontà. È un Grido di vittoria e di gratitudine, che esalta Dio al di sopra di ogni cosa. L'adorazione autentica spesso non si accontenta dei sussurri, ma esplode in grida di lode e di esultanza.
4.6 Errori dottrinali da evitare
È fondamentale evitare alcuni errori dottrinali legati al Grido. In primo luogo, il Grido non è un mezzo per ottenere merito o favore presso Dio. L'idea che un grido più forte o più emotivo possa in qualche modo costringere Dio ad agire (pelagianesimo o semipelagianesimo) è contraria alla dottrina della sola gratia. Il Grido deve essere una risposta alla grazia, non un tentativo di guadagnarla. In secondo luogo, un Grido senza fede o pentimento autentici è vuoto e ipocrita, come le Grida di coloro che dicono «Signore, Signore!» ma non fanno la volontà di Dio (Matteo 7:21). L'autenticità del Grido risiede nella condizione del cuore. Infine, il Grido non deve essere usato per manipolare, né Dio né gli altri, ma deve scaturire da uno spirito sincero e sottomesso alla volontà divina. La teologia riformata ci ricorda che l'efficacia del Grido non sta nella sua intensità fisica, ma nella sua origine spirituale, suscitata dallo Spirito Santo in un cuore trasformato dalla grazia.
5. Il grido e la vita pratica del credente
Il Grido, nelle sue diverse manifestazioni bibliche e teologiche, ha implicazioni profonde per la vita pratica del credente e per la missione della chiesa. Plasma la pietà personale, il culto comunitario, il servizio al prossimo e la posizione profetica nel mondo. Una comprensione solida del Grido ci invita a una fede più autentica, più relazionale e più impegnata.
5.1 Il grido nella pietà personale
Nella vita di preghiera il Grido è espressione di intimità e di dipendenza. Il credente è invitato a gridare a Dio in ogni circostanza, che si tratti di richiesta, confessione, intercessione o lode (Filippesi 4:6). Questo Grido non ha bisogno di essere udibile, ma deve essere un grido del cuore, una comunicazione autentica e senza riserve con il Padre. È la libertà di esprimere a Dio le profondità dell'anima, sapendo che egli ascolta. Il Grido del lamento, per esempio, offre al credente uno spazio sicuro per riversare davanti a Dio il suo dolore, il suo dubbio e la sua angoscia, come vediamo nei Salmi di Davide (Salmo 22:2-3). È il riconoscimento che la fede non nega il dolore, ma lo porta a Dio. Il Grido di pentimento è altrettanto vitale, una supplica di perdono che sgorga da un cuore contrito e cerca la purificazione e la restaurazione che soltanto Dio può dare (1 Giovanni 1:9). La vita di pietà del credente si arricchisce e si approfondisce quando il Grido diventa parte integrante della sua comunicazione con Dio.
5.2 Il grido nel culto e nel servizio
Il culto comunitario è uno spazio in cui il Grido di giubilo e di lode è appropriato e incoraggiato. I Salmi esortano spesso il popolo di Dio ad «acclamare» il Signore o a «cantare con gioia» davanti a lui (Salmo 95:1-2, Salmo 100:1). Questo Grido di adorazione è un'espressione esuberante di gratitudine e di esultanza per la grandezza di Dio e per la sua opera di salvezza in Cristo. Non è un formalismo, ma l'effusione di un cuore traboccante di amore e di riverenza. Serve a unire la comunità in una testimonianza comune della maestà di Dio.
Nel servizio e nella missione la chiesa è chiamata a essere un Grido profetico nel mondo. Come i profeti dell'Antico Testamento, la chiesa deve alzare la voce contro l'ingiustizia, l'oppressione e il peccato (Isaia 58:1). Ciò significa non soltanto predicare il vangelo con franchezza, ma anche difendere gli emarginati, i poveri e gli oppressi. La chiesa deve essere il Grido di chi non ha voce, facendo eco al cuore di Dio per la giustizia e la rettitudine (Proverbi 31:8-9). Questo Grido di testimonianza e di servizio è una dimostrazione concreta dell'amore di Cristo e dell'effetto trasformante del vangelo sulla società.
5.3 Implicazioni per la chiesa di oggi
La chiesa di oggi può imparare molto dalla teologia del Grido. Va incoraggiata una cultura di preghiera autentica e appassionata, in cui i credenti si sentano liberi di gridare a Dio con tutte le loro emozioni. Ciò include la libertà di lamentarsi, di esprimere dolore e dubbio, senza sentire che questo sminuisca la fede. Allo stesso tempo il culto dovrebbe essere vivace e gioioso, permettendo al popolo di Dio di esprimere la sua lode con entusiasmo e fervore. Come esortava spesso Charles Spurgeon, la preghiera dev'essere fervente e la predicazione coraggiosa. Il Grido dello Spirito «Abbà, Padre» deve essere una realtà vissuta per ogni credente, alimentando una profonda intimità con Dio.
Inoltre la chiesa non può tacere di fronte alle iniquità del mondo. Deve essere una voce profetica, un Grido contro l'ingiustizia, la corruzione e ogni forma di peccato che disonora Dio e opprime l'umanità. Ciò richiede coraggio e discernimento, ma è parte integrante della missione di Cristo nel mondo. La chiesa deve essere un faro di speranza e un agente di trasformazione, manifestando il regno di Dio con un Grido chiaro e inconfondibile.
5.4 Equilibrio tra dottrina e pratica
È fondamentale mantenere un equilibrio tra la dottrina del Grido e la sua applicazione pratica. L'autenticità del Grido non sta nella sua semplice intensità fisica o nel suo volume, ma nella verità dottrinale che lo sostiene e nella sincerità del cuore che lo esprime. Il Grido della fede è un dono della grazia, suscitato dallo Spirito, e non uno sforzo umano per manipolare Dio. Come insegnava Martin Lutero, la vera fede è un grido audace rivolto a Dio, ma un grido che si fonda esclusivamente sulla promessa di Cristo e non sulla propria capacità di gridare.
In ultima analisi, il Grido nella vita del credente è una potente testimonianza della realtà della fede. Che si tratti del Grido di pentimento che apre il cammino della salvezza, del Grido «Abbà, Padre» che suggella l'adozione, del Grido del lamento che esprime la vulnerabilità umana o del Grido di lode che celebra la sovranità di Dio, ogni manifestazione è una finestra sull'anima e un canale della grazia divina. Possa la chiesa di Cristo continuare a essere un popolo che grida, nei suoi bisogni come nelle sue celebrazioni, e possa il suo Grido risuonare della verità del vangelo e della potenza dello Spirito Santo, alla gloria di Dio.