Grazia

La grazia è una delle grandi parole della Bibbia e una delle verità centrali della fede cristiana. Nel suo senso biblico più pieno, la grazia è il favore libero, immeritato e non guadagnato di Dio verso persone che meritano il contrario. Non è un vago sentimento religioso né una forza che Dio riversa in noi perché finalmente ci guadagniamo la sua approvazione. È la disposizione amorevole e l'azione salvifica di Dio stesso, che dona ciò che non potremmo mai comprare e perdona ciò che non potremmo mai riparare.

L'Antico Testamento conosce già il Dio misericordioso, e il Nuovo Testamento mostra questa grazia in tutto il suo splendore nella persona e nell'opera di Gesù Cristo. L'apostolo Paolo la riassume in una delle frasi più chiare della Scrittura: Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti (Efesini 2:8-9).

Questa voce esamina le parole ebraiche e greche dietro il termine grazia, segue il tema lungo la storia biblica, commenta i passi principali e ne mostra il significato teologico e il conforto per la vita cristiana oggi.

1. Etimologia e significato

Nell'Antico Testamento la parola principale è l'ebraico chen (חֵן), dal verbo chanan, essere clemente, mostrare favore. Indica il favore che un superiore concede liberamente a chi non vi ha alcun diritto. L'espressione classica è trovare grazia agli occhi di qualcuno. Così Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE (Genesi 6:8), in un mondo sotto il giudizio. L'aggettivo affine channun, pietoso, clemente, si usa quasi solo per Dio, soprattutto nella sua rivelazione a Mosè: Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in bontà e fedeltà (Esodo 34:6). Accanto a esso sta chesed (חֶסֶד), l'amore fedele del patto, che condivide buona parte dello stesso terreno.

Nel Nuovo Testamento la parola chiave è il greco charis (χάρις). Nel greco comune poteva significare fascino, benevolenza, un favore reso o la gratitudine restituita per un favore. È legata a chara, gioia, e dà origine a charisma, dono concesso gratuitamente. Gli apostoli presero questa parola comune e la riempirono del vangelo: la charis diventa la bontà immeritata di Dio in Cristo, la fonte della salvezza e la forza della vita nuova. La parola compare oltre 150 volte nel Nuovo Testamento, per lo più in Paolo.

I teologi riassumono spesso la differenza così: misericordia è Dio che non ci dà il castigo che meritiamo; grazia è Dio che ci dà la benedizione che non meritiamo. Entrambe sgorgano dallo stesso cuore.

2. Contesto storico e uso biblico

La grazia nell'Antico Testamento

Anche se la parola chen non è frequente, la realtà della grazia attraversa tutto l'Antico Testamento. Dio veste Adamo ed Eva dopo la caduta (Genesi 3:21), chiama Abraamo da una famiglia idolatra (Genesi 12:1-3) e sceglie Israele non perché fosse più numeroso o migliore, ma semplicemente perché lo amava (Deuteronomio 7:7-8). La legge stessa fu data a un popolo già riscattato dall'Egitto (Esodo 20:2): prima venne la liberazione, poi l'ubbidienza come risposta. I profeti si richiamano di continuo al carattere pietoso di Dio rivelato in Esodo 34:6 (vedi Gioele 2:13 e Giona 4:2).

La grazia nel ministero di Gesù

I Vangeli usano poco la parola charis, ma sono pieni di grazia in azione. Gesù mangia con pubblicani e peccatori, accoglie il figlio prodigo prima che finisca il suo discorso (Luca 15:20-24) e promette il paradiso a un malfattore morente che non aveva nulla da offrire (Luca 23:43). Giovanni presenta la Parola incarnata piena di grazia e di verità (Giovanni 1:14).

La grazia nella chiesa apostolica

Negli Atti il vangelo stesso è chiamato la parola della sua grazia (Atti 20:32), e il concilio di Gerusalemme conclude che Giudei e stranieri sono salvati mediante la grazia del Signore Gesù (Atti 15:11). Paolo, l'antico persecutore, diventa il grande predicatore della grazia perché l'ha sperimentata di persona: per la grazia di Dio io sono quello che sono (1 Corinzi 15:10). Le sue lettere si aprono e si chiudono con la grazia, come in grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo (Romani 1:7), trasformando un saluto comune in una confessione di fede. Non a caso l'ultimo versetto della Bibbia è una benedizione di grazia (Apocalisse 22:21).

3. Passi principali

Efesini 2:8-9 è la dichiarazione classica. La salvezza ha la sua fonte nella grazia, si riceve mediante la fede e non è frutto di opere. Nemmeno la fede è un'opera meritoria, ma la mano vuota che riceve il dono. Paolo aggiunge subito che siamo creati in Cristo Gesù per fare le opere buone (Efesini 2:10): le opere sono frutto della salvezza, mai la sua radice.

Romani 3:24 pone la grazia al centro della giustificazione: i peccatori sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. La grazia è gratuita per noi, ma non a buon mercato per Dio; è stata acquistata con il sangue di Cristo, che Dio ha prestabilito come sacrificio propiziatorio (Romani 3:25).

Romani 5:15-21 mette a confronto Adamo e Cristo. Per la trasgressione di uno solo la condanna si è estesa a tutti; per un solo uomo, Gesù Cristo, il dono gratuito della grazia sovrabbonda. La conclusione di Paolo è sorprendente: dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata (Romani 5:20). La grazia non si limita a pareggiare il peccato; lo supera. Ma Paolo respinge subito l'idea di rimanere nel peccato affinché la grazia abbondi (Romani 6:1-2), perché chi è sotto la grazia è liberato dal dominio del peccato (Romani 6:14).

Tito 2:11-14 mostra la grazia come salvifica ed educatrice: la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata e ci insegna a rinunciare all'empietà e alle passioni mondane. La grazia che salva anche trasforma, e ci orienta verso l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.

Giovanni 1:14-17 presenta la grazia come una persona. La Parola è diventata carne, piena di grazia e di verità, e della sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia (Giovanni 1:16). Giovanni aggiunge che la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo (Giovanni 1:17). La legge era essa stessa un dono, ma Cristo porta la pienezza a cui essa rimandava.

2 Corinzi 12:9 mostra la grazia nella lotta quotidiana. Quando Paolo pregò tre volte che la spina nella carne gli fosse tolta, il Signore rispose: La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. La grazia non è solo la porta d'ingresso nella vita cristiana, ma la forza per ogni suo passo.

4. Significato teologico

Primo, la grazia significa che la salvezza è interamente iniziativa di Dio. Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia (Romani 11:6). I Riformatori lo riassunsero con l'espressione sola gratia, per sola grazia, unita a sola fide, per sola fede, e solus Christus, solo Cristo. La grazia non è l'aiuto di Dio a chi si aiuta da sé, ma il soccorso di chi non può aiutarsi.

Secondo, la grazia è costosa. Non ignora il peccato; lo affronta alla croce. Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi (2 Corinzi 8:9). Ogni dono di grazia che riceviamo è stato pagato da Cristo.

Terzo, la grazia esclude il vanto e umilia l'orgoglioso. Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili (Giacomo 4:6, citando Proverbi 3:34). Nessuno in cielo dirà: sono qui perché ero migliore.

Quarto, la grazia trasforma. La stessa grazia che giustifica anche santifica. La grazia non è mai una licenza per peccare (Romani 6:1-2; Giuda 4), ma la potenza che ci insegna a vivere in modo pio (Tito 2:12). I credenti sono chiamati a crescere nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo (2 Pietro 3:18).

Quinto, la grazia concede doni per il servizio. La parola charisma, dono spirituale, viene dalla stessa radice: ogni credente ha ricevuto doni secondo la grazia che ci è stata concessa (Romani 12:6), da usare come buoni amministratori della svariata grazia di Dio (1 Pietro 4:10).

5. Eredità e riferimenti canonici

Dall'inizio alla fine, il canone racconta una storia di grazia: dalla promessa di un Salvatore in Genesi 3:15 alla benedizione finale di Apocalisse 22:21. Altri testi importanti sono Luca 2:40 (la grazia di Dio sul bambino Gesù), Atti 4:33 (grande grazia sugli apostoli), Galati 1:6 e 5:4 (il pericolo di passare dalla grazia alla legge), Efesini 1:6-7 (le ricchezze della sua grazia), Ebrei 4:16 (il trono della grazia) e 1 Pietro 5:10 (il Dio di ogni grazia).

Nella storia della chiesa la dottrina della grazia è stata al centro dei grandi dibattiti: Agostino contro Pelagio nel V secolo e la Riforma protestante nel XVI, quando Lutero, Calvino e altri riscoprirono l'insegnamento biblico secondo cui il peccatore è giustificato per sola grazia, per sola fede. Inni come Amazing Grace, scritto da John Newton, ex mercante di schiavi, esprimono ancora lo stupore di chi sa di essere stato perduto e ritrovato.

6. Applicazione per oggi

La grazia ci libera dal progetto estenuante di guadagnarci l'amore di Dio. Molti vivono come se Dio fosse un datore di lavoro esigente che paga solo se il lavoro è abbastanza buono. Il vangelo dice il contrario: in Cristo il Padre ha già donato il suo favore. Puoi andare a lui oggi non con il tuo curriculum, ma a mani vuote.

La grazia ci rende anche umili e miti. Chi sa di vivere di un favore immeritato fa più fatica a disprezzare gli altri e più facilmente perdona, perché gli è stato perdonato molto (Efesini 4:32). Una chiesa plasmata dalla grazia è un luogo dove i peccatori sono accolti e trasformati.

Infine, la grazia ci sostiene nella debolezza. Quando le tue forze vengono meno, la parola del Signore a Paolo è la sua parola per te: La mia grazia ti basta. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno (Ebrei 4:16).