Silenzio

Nella Bibbia il silenzio è più dell'assenza di suono. Può essere timore reverente davanti al Dio santo, fiducia quieta che attende la sua salvezza, saggio dominio della lingua, quiete della morte, esperienza dolorosa di un Dio che sembra non rispondere e, soprattutto, il silenzio scelto da Gesù davanti ai suoi accusatori. La Scrittura parla sia del silenzio degli uomini davanti a Dio sia del silenzio o della parola di Dio verso gli uomini.

I testi principali comprendono l'appello perché tutta la terra faccia silenzio davanti al SIGNORE nel suo tempio santo (Abacuc 2:20; Sofonia 1:7), l'invito a fermarsi e riconoscere che egli è Dio (Salmo 46:10), l'anima che attende in silenzio Dio solo (Salmo 62:1, 5), il silenzio in cielo all'apertura del settimo sigillo (Apocalisse 8:1) e il Servo che, come un agnello, non aprì la bocca (Isaia 53:7; Matteo 26:63; 27:14). L'Ecclesiaste offre la prospettiva sapienziale: c'è “un tempo per tacere e un tempo per parlare” (Ecclesiaste 3:7).

La Scrittura non loda il silenzio in sé. È buono quando nasce da riverenza, fiducia e amore, ed è sbagliato quando nasconde il peccato o tace la verità di cui altri hanno bisogno.

1. Etimologia e significato

L'ebraico usa diversi termini. Has (הַס) è un'interiezione, “Silenzio! Zitti!”, presente in appelli liturgici e profetici come Abacuc 2:20, Sofonia 1:7 e Zaccaria 2:13. Il verbo damam (דָּמַם), “stare quieto, tacere”, e il sostantivo affine dumiyyah (דּוּמִיָּה), “quiete, attesa silenziosa”, compaiono in Salmo 37:7 (stare in silenzio davanti al SIGNORE) e in Salmo 62:1, letteralmente “solo verso Dio la mia anima è silenzio”. In 1 Re 19:12 il suono dolce e sommesso udito da Elia è qol demamah daqqah, letteralmente “un suono di silenzio sottile”.

Chashah (חָשָׁה), “tacere”, è il verbo di Ecclesiaste 3:7 e di Isaia 62:1 (per amor di Sion non tacerò). Charash (חָרַשׁ), “tacere, essere sordo”, descrive l'apparente silenzio di Dio in Salmo 28:1 e Salmo 50:3, 21. In Salmo 46:10 il verbo è raphah (רָפָה), “lasciare, desistere”: nel contesto (Salmo 46:8-9) “fermatevi” significa anzitutto smettere di combattere e riconoscere il governo di Dio, non soltanto stare zitti.

In greco sigē (σιγή), “silenzio”, è usato in Apocalisse 8:1, e il verbo siōpaō (σιωπάω), “tacere”, in Matteo 26:63: “Ma Gesù taceva”. L'idea vicina di quiete, hēsychia (ἡσυχία), compare in 2 Tessalonicesi 3:12.

2. Contesto storico e uso biblico

Il silenzio della riverenza

Nel culto d'Israele il silenzio segnava la presenza del Dio santo. Abacuc 2:20 contrappone il SIGNORE nel suo tempio agli idoli che non parlano: guai a chi dice a una pietra muta di alzarsi (Abacuc 2:18-19). L'idolo è muto; davanti al Dio vivente è l'adoratore che tace. Sofonia 1:7 chiede silenzio perché il giorno del SIGNORE è vicino, e Zaccaria 2:13 invita ogni carne a tacere, perché il SIGNORE si è destato dalla sua santa dimora.

Il silenzio della fiducia

Il silenzio è anche l'atteggiamento di chi aspetta che Dio agisca. Al mar Rosso Mosè disse che il SIGNORE avrebbe combattuto per loro e che essi sarebbero rimasti tranquilli (Esodo 14:14). Il salmista esorta la propria anima ad attendere in silenzio Dio solo (Salmo 62:1, 5), le Lamentazioni affermano che è bene aspettare in silenzio la salvezza del SIGNORE (Lamentazioni 3:26), e Isaia dichiara che nella calma e nella fiducia sta la nostra forza (Isaia 30:15). Questo silenzio non è rassegnazione, ma dipendenza fiduciosa, come un bimbo svezzato accanto a sua madre (Salmo 131:2).

Il silenzio della sapienza

La letteratura sapienziale apprezza la parola misurata. Nella moltitudine delle parole non manca la colpa (Proverbi 10:19), e perfino lo stolto, quando tace, è considerato saggio (Proverbi 17:28). Gli amici di Giobbe diedero il meglio di sé quando sedettero con lui sette giorni e sette notti senza dire parola (Giobbe 2:13); più tardi Giobbe disse loro che tacere sarebbe stata la loro saggezza (Giobbe 13:5). Quando infine Dio parlò, Giobbe si mise la mano sulla bocca (Giobbe 40:4-5). Giacomo applica la stessa sapienza: pronti ad ascoltare, lenti a parlare (Giacomo 1:19).

Il silenzio della morte e di Dio

Il sepolcro è “silenzio”: non sono i morti che lodano il SIGNORE, né alcuno di quelli che scendono nel luogo del silenzio (Salmo 115:17). I salmisti lottano anche con il silenzio di Dio: non essere sordo verso di me, perché, se tu taci, io non diventi simile a quelli che scendono nella fossa (Salmo 28:1; vedi Salmo 83:1; Abacuc 1:13). Il silenzio di Dio può essere frainteso come approvazione (Salmo 50:21), e Amos annuncia una fame di udire le parole del SIGNORE (Amos 8:11). Ma l'ultima parola è sua: il nostro Dio viene e non se ne starà in silenzio (Salmo 50:3).

3. Passi principali

Abacuc 2:20, il SIGNORE è nel suo tempio santo e tutta la terra faccia silenzio in sua presenza, chiude una serie di “guai” contro Babilonia. Dopo aver interrogato Dio (Abacuc 1), il profeta impara a tacere davanti a lui, e il libro termina con una preghiera di fiducia (Abacuc 3:17-19).

Salmo 46:10, fermatevi e riconoscete che io sono Dio, sarò esaltato fra le nazioni, si rivolge alle nazioni e al popolo di Dio in mezzo alla guerra e allo sconvolgimento. Dio, che fa cessare le guerre (Salmo 46:9), li chiama a deporre le armi e l'ansia e a riconoscere che egli è Dio.

Salmo 62:1, 5 ripete che l'anima attende in silenzio Dio “solo”. L'accento cade su “solo”: il silenzio qui significa smettere di appoggiarsi ad altri sostegni, come uomini potenti o ricchezze (Salmo 62:9-10).

1 Re 19:11-12 mostra Elia sull'Oreb. Il SIGNORE non era nel vento, né nel terremoto, né nel fuoco, ma dopo il fuoco venne un suono dolce e sommesso. Il passo non insegna che Dio parli sempre nel silenzio, ma mostra che la sua presenza non è limitata ai segni spettacolari.

Apocalisse 8:1: “Quando l'Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz'ora.” Dopo la lode fragorosa dei capitoli da 4 a 7, il silenzio colpisce. Precede l'offerta delle preghiere dei santi con l'incenso davanti al trono e le trombe del giudizio (Apocalisse 8:3-6). Gli interpreti vi vedono timore davanti al giudizio che viene, e alcuni suggeriscono che il cielo taccia perché si odano le preghiere dei santi; il testo non spiega il silenzio, perciò queste letture restano interpretazioni.

Isaia 53:7 descrive il Servo: come una pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. I Vangeli ne mostrano il compimento. Davanti al sommo sacerdote “Gesù taceva” (Matteo 26:63; Marco 14:61); davanti a Pilato non rispose neppure a una parola, tanto che il governatore se ne meravigliava molto (Matteo 27:14; Marco 15:5); non rispose nulla a Erode (Luca 23:9) e non disse a Pilato da dove veniva (Giovanni 19:9). L'eunuco etiope leggeva Isaia 53:7 quando Filippo gli annunciò Gesù (Atti 8:32-35). Il silenzio di Gesù non fu assoluto: scongiurato, confessò di essere il Cristo (Matteo 26:64), e parlò a Pilato del suo regno (Giovanni 18:36-37). Tacque quanto alla propria difesa, non quanto alla testimonianza resa alla verità.

Ecclesiaste 3:7 colloca il silenzio fra i tempi che Dio ha stabilito: “un tempo per tacere e un tempo per parlare”. La sapienza consiste nel discernere quale sia il momento.

4. Significato teologico

Anzitutto, il silenzio confessa chi è Dio. Il Dio vivente parla, mentre gli idoli sono muti (Salmo 115:5; Abacuc 2:18-19). Il silenzio umano davanti a lui è la risposta adatta della creatura al suo Creatore santo e prepara il cuore ad ascoltare la sua parola.

In secondo luogo, il silenzio esprime la fede. Stare in silenzio davanti al SIGNORE significa smettere di voler salvare se stessi e confidare che egli agirà a suo tempo (Esodo 14:14; Salmo 37:7).

In terzo luogo, il silenzio di Gesù è nel cuore del vangelo. Colui che aveva ogni diritto di difendersi scelse di non rispondere alle false accuse, rimettendosi a colui che giudica giustamente (1 Pietro 2:23). Come agnello condotto al macello, portò i nostri peccati (Isaia 53:6-7; 1 Pietro 2:24). Tacque davanti agli accusatori perché i credenti avessero un avvocato presso il Padre (1 Giovanni 2:1).

Infine, il silenzio può essere peccato. Quando Davide taceva la sua trasgressione, le sue ossa si consumavano, finché confessò (Salmo 32:3-5). Mardocheo avvertì Ester che tacere nel momento decisivo non era possibile (Ester 4:14), e il Signore disse a Paolo: Non temere, ma continua a parlare e non tacere (Atti 18:9). Le sentinelle di Sion non devono tacere nella preghiera (Isaia 62:6-7).

5. Eredità e riferimenti canonici

Il tema attraversa tutto il canone: dal silenzio d'Israele al mar Rosso (Esodo 14:14), passando per i Salmi, i libri sapienziali e i profeti, fino alla Passione di Cristo e al silenzio del cielo nell'Apocalisse. L'apparente silenzio di Dio non è mai definitivo: la lettera agli Ebrei afferma che Dio, che anticamente parlò per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio (Ebrei 1:1-2).

I cristiani parlano spesso dei “quattrocento anni di silenzio” tra Malachia e Giovanni Battista. L'espressione non è biblica; riflette il fatto che il canone dell'Antico Testamento si chiude con Malachia e che nessun nuovo profeta appare nella Scrittura fino a Giovanni. Non va intesa come se Dio fosse stato assente dalla storia del suo popolo in quel periodo.

Nella storia della chiesa i credenti hanno praticato il silenzio nella preghiera e nella meditazione della Scrittura. La misura biblica è che il silenzio serva all'ascolto della parola di Dio e alla preghiera, e non li sostituisca con un vuoto interiore.

6. Applicazione per oggi

Viviamo circondati da rumore e da parole incessanti. L'appello di Abacuc 2:20 ci invita a iniziare ogni giorno quietando il cuore davanti al SIGNORE, non come tecnica, ma come atto di riverenza davanti al Dio che parla mediante la sua parola.

Nell'ansia, Salmo 46:10 e Salmo 62:1 ci insegnano a smettere di lottare e a riposare in Dio solo. Ci sono battaglie in cui la nostra parte è confidare mentre il SIGNORE combatte per noi.

Nelle relazioni, l'Ecclesiaste e Giacomo ci aiutano a discernere quando tacere e quando parlare: sedere accanto a chi soffre senza fretta di spiegare, e rifiutare il pettegolezzo e le parole avventate. Allo stesso tempo il vangelo non ci permette di tacere quando sono in gioco la verità, la giustizia o la confessione del peccato.

Soprattutto, il silenzio di Gesù davanti ai suoi accusatori ci chiama all'adorazione e all'imitazione. Quando siamo trattati ingiustamente possiamo rimetterci al giusto Giudice, sapendo che l'Agnello che tacque per noi ora vive per intercedere per noi.