Obiettivo
L'analisi teologica del termine biblico Obiettivo richiede un approccio attento, poiché "Obiettivo" non è una parola ebraica o greca specifica tradotta in modo coerente nelle Sacre Scritture, come grazia (charis) o fede (pistis). Invece, Obiettivo rappresenta un concetto teologico globale che emerge da varie parole e idee bibliche che esprimono scopo, meta, standard, destino, intenzione divina e il fine ultimo dell'esistenza umana e dell'opera redentrice di Dio. Da una prospettiva protestante evangelica conservatrice, il concetto di Obiettivo è intrinsecamente legato alla sovranità di Dio, alla centralità di Cristo e alla responsabilità umana di vivere secondo il fine divino. Questa analisi esplorerà come l'idea di un Obiettivo divino e umano si sviluppa nelle Scritture, il suo significato teologico e le sue implicazioni pratiche per la vita del credente.
1. Etimologia e radici nell'Antico Testamento
Nell'Antico Testamento, sebbene non esista un unico termine ebraico che si traduca direttamente come "Obiettivo", l'idea di uno scopo, una meta o uno standard da raggiungere permea il racconto e la legislazione divini. Varie parole e concetti contribuiscono alla comprensione di ciò che sarebbe un Obiettivo nella prospettiva ebraica.
Una delle radici più significative è la parola chata' (חטא), che spesso significa "mancare l'Obiettivo" o "perdere il bersaglio". Questo termine è alla base della comprensione del peccato (chatta't) nell'Antico Testamento. In Giudici 20:16, ad esempio, degli arcieri benjaminiti sono descritti come "mancini, ciascuno dei quali poteva scagliare una pietra con la fionda a un capello e non mancava" (non chata'). L'implicazione teologica è che Dio ha stabilito uno standard, un bersaglio, un Obiettivo per la condotta umana, e il peccato è il fallimento nel raggiungere questo standard. L'Obiettivo di Dio per l'umanità era l'obbedienza e la comunione perfetta, come stabilito nel Giardino dell'Eden.
Il concetto di Torah (תורה), spesso tradotto come "legge" ma più precisamente come "istruzione" o "direzione", punta anche a un Obiettivo divino. La Torah non era semplicemente un insieme di regole, ma una guida per il popolo d'Israele per vivere in alleanza con Dio e compiere il suo scopo come nazione santa (Esodo 19:5-6). L'Obiettivo della Torah era formare Israele a immagine di Dio, riflettendo la Sua giustizia e santità. Le benedizioni e le maledizioni in Deuteronomio 28 illustrano chiaramente le conseguenze del raggiungere o del mancare l'Obiettivo dell'obbedienza.
La sapienza, espressa principalmente nei libri dei Proverbi, dell'Ecclesiaste e di Giobbe, si concentra anche su un Obiettivo di vita retta e di successo. Il saggio cerca yashar (ישר), la rettitudine o il cammino "retto", che è l'Obiettivo della vita virtuosa. Proverbi come Proverbi 3:5-6 ("Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non fare affidamento sulla tua propria intelligenza. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri") orientano l'individuo ad allineare i propri cammini con l'Obiettivo stabilito da Dio per la prosperità e la pace.
Lo sviluppo progressivo della rivelazione nell'Antico Testamento mostra un Obiettivo più grande per la storia della salvezza. Dalla promessa messianica in Genesi 3:15, passando per le alleanze con Abramo (Genesi 12:1-3) e Davide (2 Samuele 7:12-16), esiste un Obiettivo escatologico di redenzione e restaurazione che punta verso il Messia. I profeti, come Isaia e Geremia, spesso richiamavano il popolo all'Obiettivo dell'alleanza, avvertendo delle conseguenze del deviare dalla via di Dio e indicando un futuro in cui Dio avrebbe restaurato il Suo popolo e adempiuto i Suoi scopi finali (Geremia 31:31-34).
2. Obiettivo nel Nuovo Testamento e il suo significato
Nel Nuovo Testamento, l'idea di Obiettivo è esplicitata e centralizzata nella persona e nell'opera di Gesù Cristo. Sebbene non esista ancora una sola parola che abbraccia tutte le sfumature di "Obiettivo", termini greci come skopos (σκοπός), telos (τέλος) e prothesis (πρόθεσις) esprimono aspetti cruciali del concetto.
Il termine skopos (σκοπός) è forse il più diretto. Significa "meta", "obiettivo" o "bersaglio". È notevolmente usato dall'apostolo Paolo in Filippesi 3:14, dove dichiara: "Proseguo verso la meta (skopos), verso il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù." Qui, l'Obiettivo di Paolo è Cristo stesso e la pienezza della salvezza, la risurrezione e la gloria futura, rappresentando il fine ultimo della sua vita e del suo ministero. Questo Obiettivo è supremo e definisce la direzione di tutto il suo sforzo.
Un altro termine fondamentale è telos (τέλος), che può significare "fine", "termine", "obiettivo", "scopo" o "compimento". In Romani 10:4, Paolo afferma: "Perché il termine (telos) della legge è Cristo, per la giustificazione di chiunque crede." Qui, Cristo è l'Obiettivo e il compimento della Legge, significando che la Legge puntava verso di Lui e trova in Lui il suo pieno compimento e scopo. La giustizia che la Legge richiedeva, ma che nessuno poteva raggiungere, è fornita in Cristo per coloro che credono. Allo stesso modo, in 1 Pietro 1:9, "il fine (telos) della vostra fede" è la salvezza delle anime, indicando l'Obiettivo supremo della fede cristiana.
Il termine prothesis (πρόθεσις), che significa "scopo", "piano" o "intenzione", è spesso usato per descrivere l'Obiettivo eterno e sovrano di Dio. In Romani 8:28, Paolo assicura che "tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio, di coloro che sono stati chiamati secondo il suo proposito (prothesis)". Efesini 1:11 parla di Dio che "opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà", secondo il Suo prothesis. Questo sottolinea che Dio ha un Obiettivo predeterminato per la creazione e per la redenzione, e questo Obiettivo è perfetto e infallibile.
Ancora nel Nuovo Testamento, la parola hamartia (ἁμαρτία), che significa "peccato", mantiene la connotazione di "mancare l'Obiettivo" o "perdere il bersaglio", echeggiando l'uso di chata' nell'Antico Testamento. Tutti hanno peccato e "sono privi della gloria di Dio" (Romani 3:23), il che significa che tutti hanno fallito nel raggiungere l'Obiettivo della santità e della perfezione divine. Tuttavia, la buona novella del vangelo è che, in Cristo, l'Obiettivo della giustizia divina è raggiunto e imputato al credente.
La relazione specifica con la persona e l'opera di Cristo è centrale. Gesù è l'Obiettivo della profezia, il compimento della Legge, l'esempio supremo di obbedienza e il mezzo attraverso cui l'umanità può raggiungere l'Obiettivo della redenzione. Egli è la Via, la Verità e la Vita (Giovanni 14:6), il solo che ci conduce all'Obiettivo finale: il Padre. La Sua vita, morte e risurrezione sono il punto culminante del piano redentore di Dio, l'Obiettivo verso cui tutta la storia della salvezza punta.
Esiste una chiara continuità e discontinuità tra l'Antico e il Nuovo Testamento riguardo al concetto di Obiettivo. La continuità risiede nel fatto che Dio ha sempre avuto uno scopo sovrano e uno standard di giustizia. La discontinuità si manifesta nella piena rivelazione e nel compimento di questo Obiettivo in Cristo. Ciò che era ombra nell'AT diventa sostanza nel NT; ciò che era promessa, diventa realtà. L'Obiettivo di Dio non è cambiato, ma il modo di raggiungerlo e comprenderlo è stato rivelato in modo definitivo in Gesù.
3. Obiettivo nella teologia paolina: il fondamento della salvezza
La teologia paolina è un terreno fertile per la comprensione del concetto di Obiettivo, specialmente riguardo alla dottrina della salvezza (ordo salutis). Paolo, più di qualsiasi altro autore biblico, articola la sovranità di Dio nello stabilire un Obiettivo eterno per l'umanità e la provvista graziosa in Cristo affinché questo Obiettivo sia raggiunto.
Per Paolo, l'Obiettivo supremo di Dio è la Sua stessa gloria, manifestata nella redenzione di un popolo per Sé. Questo Obiettivo è eterno e incrollabile, stabilito "prima della fondazione del mondo" (Efesini 1:4). La dottrina della predestinazione e dell'elezione, come esposta in Romani 8:29-30 e Efesini 1:4-5, rivela che Dio ha un Obiettivo specifico per ogni individuo che Egli sceglie: conformarli all'immagine del Suo Figlio, Gesù Cristo, affinché siano santi e irreprensibili dinanzi a Lui nell'amore.
Nel contesto della dottrina della salvezza, l'Obiettivo di Dio è la giustificazione dei peccatori. Paolo contrasta veementemente l'incapacità umana di raggiungere l'Obiettivo della giustizia divina mediante le "opere della Legge" con la provvista graziosa di Dio in Cristo. In Romani 3:28, dichiara: "Concludiamo dunque che l'uomo è giustificato per fede, indipendentemente dalle opere della legge." La Legge, con i suoi comandamenti, rivelava l'Obiettivo della perfezione, ma esponeva anche l'incapacità umana di raggiungerlo (Romani 7:7-12). Il merito umano è insufficiente; nessuno può "raggiungere l'Obiettivo" della giustizia con i propri sforzi (Galati 2:16).
La giustificazione è quindi l'atto di Dio di dichiarare il peccatore "giusto" – come se avesse perfettamente raggiunto l'Obiettivo della Legge – non in base alle sue prestazioni, ma sulla base della giustizia perfetta di Cristo imputata a lui per fede. Questo è uno dei pilastri della teologia riformata, difeso da Martino Lutero con il principio del sola fide (sola fede). Giovanni Calvino ha anche sottolineato la sovranità di Dio in questo processo, in cui l'Obiettivo della salvezza è interamente di iniziativa divina.
Oltre alla giustificazione, l'Obiettivo divino comprende la santificazione e la glorificazione. La santificazione è il processo continuo mediante il quale il credente è trasformato a immagine di Cristo. Paolo esorta i Filippesi a proseguire verso l'Obiettivo (skopos) della loro vocazione, che è la maturità in Cristo (Filippesi 3:12-14). Questo è l'Obiettivo progressivo della vita cristiana, uno sforzo guidato dallo Spirito Santo, ma che richiede la cooperazione del credente. La glorificazione è l'Obiettivo finale ed escatologico, quando il credente sarà perfezionato e libero dalla presenza del peccato, partecipando pienamente alla gloria di Cristo (Romani 8:30).
In sintesi, nella teologia paolina, l'Obiettivo della salvezza è un piano divino sovrano, che si dispiega dall'elezione eterna alla glorificazione finale. È un Obiettivo che l'uomo non può raggiungere da solo, ma che è graziosamente provvisto e assicurato in Gesù Cristo, ricevuto per fede. Questo Obiettivo non annulla la responsabilità umana, ma la ridefinisce come una risposta di fede e obbedienza all'opera compiuta di Dio.
4. Aspetti e tipi di Obiettivo
Il concetto di Obiettivo nella teologia biblica può essere discernuto in varie sfaccettature e distinzioni, arricchendo la nostra comprensione del piano di Dio e della vita cristiana. Distinguere tra questi aspetti aiuta a evitare errori dottrinali e a promuovere una fede equilibrata.
Possiamo parlare dell'Obiettivo sovrano di Dio e dell'Obiettivo della responsabilità umana. L'Obiettivo sovrano di Dio (il Suo prothesis, la Sua volontà eterna) è immutabile e infallibile, comprendendo la creazione, la redenzione e la consumazione di tutte le cose per la Sua gloria (Efesini 1:11). Questo Obiettivo include l'elezione di un popolo per Sé, la provvista della salvezza in Cristo e la garanzia che i Suoi scopi saranno compiuti. Al contrario, l'Obiettivo della responsabilità umana si riferisce ai comandamenti divini, alle esortazioni e alle aspettative per la condotta e la fede dell'uomo. Sebbene Dio sia sovrano, Egli chiama l'uomo all'obbedienza, alla fede e alla ricerca della santità, stabilendo un Obiettivo per la vita che il credente deve perseguire con diligenza (Filippesi 3:14).
Un'altra distinzione è tra l'Obiettivo ultimo e gli Obiettivi intermedi. L'Obiettivo ultimo dell'esistenza umana e di tutta la creazione è la gloria di Dio, come articolato nella prima domanda del Catechismo Maggiore di Westminster: "Qual è il fine principale e più elevato dell'uomo?" La risposta è: "Glorificare Dio e godere di Lui per sempre." Questo è l'Obiettivo supremo, verso cui tutte le altre cose devono convergere. Gli Obiettivi intermedi sono i passi, le mete e gli scopi minori che contribuiscono all'Obiettivo ultimo. Ciò include la santificazione, il servizio nel Regno di Dio, l'evangelizzazione del mondo e l'edificazione della chiesa, tutti orientati verso la gloria di Dio.
Il concetto di "mancare l'Obiettivo" (peccato, hamartia) è un aspetto cruciale. Il peccato non è semplicemente una trasgressione della legge, ma un fallimento nel corrispondere allo standard divino, un'incapacità di raggiungere l'Obiettivo di Dio per l'umanità. Questo "Obiettivo mancato" ci separa da Dio, ma la grazia di Dio in Cristo ci offre un nuovo Obiettivo: la giustizia imputata e la possibilità di una vita santificata. La giustizia (dikaiosyne) è l'Obiettivo che Dio ha stabilito e che Egli stesso provvede in Cristo.
Nella storia della teologia riformata, il concetto di Obiettivo è intrinsecamente legato alla dottrina dei decreti di Dio. Teologi come Calvino e i puritani, come John Owen e Jonathan Edwards, hanno sottolineato che Dio agisce con uno scopo eterno e un Obiettivo definito per ogni evento e per la salvezza. L'Obiettivo di Dio non è arbitrario, ma riflette la Sua saggezza, bontà e giustizia. La provvidenza divina è l'esecuzione di questo Obiettivo eterno nel tempo.
Gli errori dottrinali da evitare includono il legalismo, che tenta di raggiungere l'Obiettivo della giustizia per merito umano, negando la sufficienza dell'opera di Cristo e la grazia di Dio. L'antinomismo, d'altra parte, sbaglia nel trascurare l'Obiettivo della santificazione e dell'obbedienza, sostenendo che, una volta salvato per grazia, il credente non ha più responsabilità morale. Entrambi gli estremi distorcono l'equilibrio biblico tra la sovranità di Dio e la responsabilità umana, tra la grazia e la santità. Il vero credente riconosce che l'Obiettivo è dato da Dio e raggiunto per grazia, ma diligentemente perseguito nella fede e nell'obbedienza.
5. Obiettivo e la vita pratica del credente
La comprensione teologica dell'Obiettivo ha profonde implicazioni per la vita pratica del credente, plasmando la sua pietà, adorazione e servizio. Una fede viva e autentica è quella che vive con intenzionalità, diretta verso l'Obiettivo supremo che Dio ha stabilito.
In primo luogo, l'Obiettivo divino ispira una vita di responsabilità personale e di obbedienza. Sebbene la salvezza sia per grazia (sola gratia), la vita cristiana non è passiva. Paolo esorta i credenti a "compiere la loro salvezza con timore e tremore" (Filippesi 2:12), non per guadagnarla, ma per vivere secondo l'Obiettivo che Dio ha già stabilito e che sta operando in loro (Filippesi 2:13). Questo si manifesta nella ricerca della santità, nella lotta contro il peccato e nella conformità all'immagine di Cristo (Romani 8:29). Il credente, conoscendo l'Obiettivo di Dio per la sua vita, si sforza di raggiungerlo con la forza dello Spirito Santo.
L'Obiettivo plasma anche la pietà del credente. Una vita pia è una vita focalizzata, non distratta dalle frivolezze del mondo, ma concentrata su ciò che è eterno e gradito a Dio. Questo implica coltivare discipline spirituali come la preghiera, la lettura della Parola, la comunione e il digiuno, non come un fine in sé stesse, ma come mezzi per avvicinarsi all'Obiettivo di Cristo e della Sua volontà. Il Sermone della montagna di Gesù in Matteo 6:33 ci esorta a cercare "prima il regno di Dio e la sua giustizia", ponendo l'Obiettivo divino al di sopra di tutte le preoccupazioni terrene.
L'adorazione è intrinsecamente diretta verso un Obiettivo. Dio è l'Obiettivo finale di tutta la nostra adorazione e lode. Il Salmo 115:1 dichiara: "Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da' gloria." Adorare significa riconoscere ed esaltare Dio come l'Obiettivo supremo della nostra esistenza, attribuendoGli ogni onore e maestà. La vera adorazione riflette un cuore che comprende il fine di Dio e risponde a Lui con reverenza e gratitudine.
Nel servizio cristiano, il concetto di Obiettivo è fondamentale. Ogni credente è chiamato a servire Dio e il prossimo con i doni e i talenti ricevuti, sempre con l'Obiettivo di edificare il Regno di Dio e glorificare Cristo. Paolo istruisce i Colossesi: "Qualunque cosa facciate, fatela di cuore, come per il Signore e non per gli uomini" (Colossesi 3:23). L'Obiettivo del nostro servizio non è il riconoscimento umano, ma l'approvazione di Dio. Questo include il grande Obiettivo missionario di fare discepoli di tutte le nazioni (Matteo 28:19-20).
Per la chiesa contemporanea, la comprensione dell'Obiettivo è vitale per la sua rilevanza ed efficacia. Una chiesa che perde di vista il suo Obiettivo divino – la gloria di Dio, l'evangelizzazione del mondo e l'edificazione dei santi – diventa introspettiva e inefficace. Pastori e leader devono costantemente esortare il gregge a tenere gli occhi fissi sull'Obiettivo, che è Cristo (Ebrei 12:2), e a vivere intenzionalmente per il Suo Regno. L'equilibrio tra dottrina e pratica è essenziale: la sana dottrina sull'Obiettivo di Dio deve portare a una vita santa e fruttuosa. Come il predicatore Charles Spurgeon spesso ricordava, il vangelo non è solo per la conversione, ma per la trasformazione continua, un viaggio verso l'Obiettivo della perfezione in Cristo.
In conclusione, l'Obiettivo, come concetto biblico e teologico, è l'espressione del fine eterno di Dio per la creazione e la redenzione, pienamente rivelato e realizzato in Gesù Cristo. È lo standard di giustizia che l'umanità ha mancato di raggiungere, ma che è graziosamente provvisto in Cristo per fede. Per il credente, l'Obiettivo è la gloria di Dio, la conformità a Cristo, la santificazione e la partecipazione all'avanzamento del Regno. Vivere con un Obiettivo chiaro, biblico e centrato su Cristo non è solo un'opzione, ma l'essenza della vita cristiana autentica e fruttuosa, che porta a una pietà profonda, un'adorazione sincera e un servizio dedicato, il tutto per la gloria di Dio.