Salmi 135 è un inno di lode che chiama il popolo di Israele a celebrare il Signore per la sua grandezza, la sua sovranità sulla creazione e la sua azione redentrice nella storia. Il salmista contrappone il Dio vivente agli idoli muti e impotenti delle nazioni, invitando il popolo a confidare solo in YHWH. Il capitolo si inserisce nel contesto dei salmi dell'Hallel egiziano (Salmi 113-118) e anticipa temi ripresi nel Nuovo Testamento, dove il Dio che agisce nella storia si rivela pienamente in Cristo.
Contesto storico
Il Salmo 135 appartiene al quinto libro del Salterio (Salmi 107-150) e fa parte di una raccolta di salmi di lode spesso associati alle feste liturgiche di Israele, in particolare la Pasqua e la Festa delle Capanne. La sua struttura richiama da vicino il Salmo 115 e il Salmo 136, con cui condivide il tema della potenza di Dio contro gli idoli e il ritornello della misericordia eterna.
Il contesto storico è probabilmente post-esilico, quando Israele, tornato dall'esilio babilonese, aveva sperimentato la fedeltà di Dio nel ristabilire il culto a Gerusalemme. La menzione di Egitto, Sihon e Og (vv. 8-11) rievoca le grandi opere di salvezza compiute da Dio per il suo popolo, dalla liberazione dall'Egitto fino alla conquista della Terra Promessa. Il salmo fungeva da richiamo alla fedeltà esclusiva a YHWH in un'epoca in cui il contatto con altre culture e religioni tentava il popolo a sincretismo.
La contrapposizione tra il Dio vivente e gli idoli (vv. 15-18) riflette la polemica profetica di Isaia 44:9-20 e Geremia 10:1-16, che denunciavano l'assurdità di adorare oggetti fatti da mani umane. Il salmo, quindi, non è solo un inno di lode, ma anche una dichiarazione teologica sulla natura di Dio e sulla follia dell'idolatria.
Versetto per versetto
- 1:
Il salmo si apre con un'esortazione alla lode: «Alleluia. Lodate il nome del Signore, lodatelo, servi del Signore». L'invito è rivolto ai «servi del Signore», probabilmente i leviti e i sacerdoti che officiavano nel tempio, ma per estensione a tutto il popolo di Dio. Il nome di YHWH è il centro della lode, perché nel nome si rivela la sua identità e la sua fedeltà all'alleanza.
- 3:
«Lodate il Signore, perché il Signore è buono; salmeggiate al suo nome, perché è amabile». La bontà di Dio non è un attributo astratto, ma si manifesta nella sua azione salvifica. Il termine ebraico tov (טוֹב) indica ciò che è buono, piacevole, benefico. La lode nasce dalla contemplazione della natura di Dio e dalla risposta del cuore alla sua grazia.
- 4:
«Poiché il Signore si è scelto Giacobbe, Israele come suo possesso particolare». Il verbo ebraico bachar (בָּחַר) indica una scelta sovrana e gratuita. Dio non ha scelto Israele per i suoi meriti, ma per amore. L'idea del «possesso particolare» (segullà, סְגֻלָּה) richiama Esodo 19:5 e Deuteronomio 7:6, dove Israele è descritto come un tesoro prezioso agli occhi di Dio. Questa elezione non è privilegio, ma vocazione: essere testimoni della gloria di Dio tra le nazioni.
- 5:
«Io so che il Signore è grande e che il nostro Signore è al di sopra di tutti gli dèi». Il salmista parla in prima persona, ma la sua confessione è quella del popolo. La grandezza di Dio non è solo quantitativa, ma qualitativa: Egli è superiore a qualsiasi potenza che gli uomini possano immaginare o adorare. Il termine «dèi» (elohim, אֱלֹהִים) può riferirsi agli angeli o alle divinità pagane, ma in ogni caso YHWH è incomparabile.
- 6:
«Tutto ciò che il Signore vuole, lo fa, in cielo e in terra, nei mari e in tutti gli abissi». La sovranità di Dio è assoluta e si estende su tutta la creazione. Il verbo ebraico chafets (חָפֵץ) indica il desiderio e il piacere di Dio. Non c'è contingenza che sfugga al suo controllo. Questo versetto è un potente antidoto all'ansia: il mondo non è in balia del caos, ma è retto dalla volontà sovrana di un Dio buono.
- 7:
«Egli fa salire i vapori dalle estremità della terra, fa i lampi per la pioggia, trae il vento dai suoi serbatoi». Il salmista descrive la signoria di Dio sui fenomeni naturali. I «vapori» (ebr. nesi'im, נְשִׂיאִים) sono le nuvole, e i «serbatoi» del vento sono un'immagine poetica per indicare che anche gli elementi più imprevedibili sono sotto il controllo di Dio. La creazione non è autonoma, ma dipende da Lui in ogni istante.
- 8:
«Egli colpì i primogeniti d'Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali». Il salmista passa dalla creazione alla storia, ricordando la decima piaga d'Egitto (Esodo 11-12). La liberazione di Israele è il paradigma della potenza salvifica di Dio. Il giudizio sugli Egiziani non è crudele, ma è l'atto necessario per spezzare la schiavitù e mostrare la giustizia di Dio.
- 9:
«Mandò segni e prodigi in mezzo a te, o Egitto, contro il faraone e contro tutti i suoi servi». I «segni» (otot, אֹתוֹת) e i «prodigi» (mofetim, מוֹפְתִים) sono le piaghe, che non sono solo castighi, ma rivelazioni della potenza di Dio. Esse hanno lo scopo di far conoscere YHWH sia a Israele sia all'Egitto (Esodo 7:5).
- 10:
«Egli colpì grandi nazioni e uccise re potenti: Sihon, re degli Amorei, e Og, re di Basan, e tutti i regni di Canaan». Il salmista rievoca la conquista della Terra Promessa (Numeri 21:21-35). Sihon e Og erano re potenti che avevano tentato di impedire il passaggio di Israele, ma Dio li sconfisse. La memoria storica è fondamentale per la fede: ricordare le opere di Dio rafforza la fiducia nel presente.
- 13:
«Il tuo nome, o Signore, dura per sempre; il tuo ricordo, o Signore, per ogni generazione». Il nome di Dio è eterno, a differenza degli idoli che passano. Il «ricordo» (zekher, זֵכֶר) non è un semplice ricordo mentale, ma la manifestazione attuale della potenza di Dio. Ogni generazione è chiamata a fare esperienza della fedeltà di Dio.
- 15:
«Gli idoli delle nazioni sono argento e oro, opera di mani d'uomo». Il salmista contrappone il Dio vivente agli idoli. L'argento e l'oro non sono di per sé negativi, ma diventano idoli quando vengono adorati. L'ironia è evidente: gli idoli sono fatti da mani umane, mentre Dio ha fatto l'uomo. La loro impotenza è descritta nei versetti successivi: hanno bocca ma non parlano, occhi ma non vedono, orecchi ma non odono.
- 18:
«Quelli che li fanno e chiunque confida in loro diventino simili a loro». Questo versetto è una sentenza terribile: l'idolatra diventa come l'idolo che adora. Se l'idolo è muto, sordo e cieco, chi lo adora perde la capacità di ascoltare Dio, di vedere la sua opera e di parlare della sua gloria. L'idolatria non è solo un errore teologico, ma una deformazione dell'umanità.
- 19:
«Casa d'Israele, benedite il Signore! Casa d'Aronne, benedite il Signore! Casa di Levi, benedite il Signore! Voi che temete il Signore, benedite il Signore!». Il salmo si conclude con un'invocazione alla lide che si allarga progressivamente: dal popolo di Israele ai sacerdoti (casa d'Aronne), ai leviti, e infine a tutti i «timorati di Dio», cioè i proseliti e i credenti delle nazioni. La lode è universale.
Temi chiave
- Sovranità di Dio sulla creazione e sulla storia
- Elezione di Israele come popolo di Dio
- Contrasto tra il Dio vivente e gli idoli muti
- Memoria delle opere salvifiche di Dio
- Chiamata universale alla lode
Applicazione
Il Salmo 135 ci invita a fare della lode il centro della nostra vita. Non una lode superficiale, ma radicata nella memoria di ciò che Dio ha fatto: nella creazione, nella storia di Israele e, per noi, nell'opera di Cristo. Ogni volta che ricordiamo la liberazione dalla schiavitù del peccato attraverso la morte e risurrezione di Gesù, il nostro cuore si apre alla gratitudine.
Il salmo ci mette anche in guardia dall'idolatria. Gli idoli oggi non sono statue d'argento e d'oro, ma possono essere il denaro, il successo, le relazioni, la tecnologia o persino la religione stessa. Ogni cosa che occupa il posto di Dio nel nostro cuore diventa un idolo. La conseguenza è terribile: diventiamo simili a ciò che adoriamo. Se adoriamo il Dio vivente, diventiamo sempre più simili a Lui, pieni di vita, di amore e di verità.
Infine, il salmo ci ricorda che la lode non è un'attività privata, ma comunitaria. Siamo chiamati a benedire il Signore insieme a tutto il popolo di Dio, in attesa del giorno in cui ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è Signore, alla gloria di Dio Padre.
Domande frequenti
Qual è il significato del Salmo 135?
Il Salmo 135 è un inno di lode che celebra la sovranità di Dio sulla creazione e sulla storia. Esso invita il popolo di Israele a lodare il Signore per la sua bontà, la sua elezione e le sue opere salvifiche, contrapponendo il Dio vivente agli idoli impotenti delle nazioni. Il salmo serve come richiamo alla fedeltà esclusiva a YHWH.
Chi sono i 'servi del Signore' nel Salmo 135?
Nel contesto originale, i 'servi del Signore' (v. 1) si riferiscono probabilmente ai leviti e ai sacerdoti che servivano nel tempio di Gerusalemme. Tuttavia, nel Nuovo Testamento, tutti i credenti in Cristo sono chiamati 'servi di Dio' (1 Pietro 2:16) e sono invitati a offrire lode a Dio attraverso Gesù Cristo (Ebrei 13:15).
Cosa dice il Salmo 135 sugli idoli?
Il Salmo 135 descrive gli idoli come 'argento e oro, opera di mani d'uomo' (v. 15), sottolineando la loro impotenza: hanno bocca ma non parlano, occhi ma non vedono, orecchi ma non odono (vv. 16-17). Il versetto 18 aggiunge un avvertimento solenne: chi confida negli idoli diventa simile a loro, cioè muto, sordo e cieco spiritualmente. Questo insegnamento è ripreso nel Nuovo Testamento in 1 Corinzi 8:4 e 1 Giovanni 5:21.
Qual è il contesto storico del Salmo 135?
Il Salmo 135 è probabilmente di epoca post-esilica (dopo il 538 a.C.), quando Israele era tornato dall'esilio babilonese e aveva ricostruito il tempio. Il salmo rievoca le grandi opere di Dio nella storia, come la liberazione dall'Egitto e la conquista di Canaan, per rafforzare la fede del popolo in un periodo di ricostruzione e di tentazione al sincretismo religioso.
Come si collega il Salmo 135 al Nuovo Testamento?
Il Salmo 135 anticipa temi che trovano compimento in Cristo. La sovranità di Dio sulla creazione è affermata in Colossesi 1:16-17, dove Cristo è il creatore e il sostenitore di tutte le cose. La liberazione dall'Egitto prefigura la liberazione dal peccato attraverso la morte e risurrezione di Gesù (Luca 9:31). Infine, l'invito universale alla lode (v. 19-21) trova compimento nella chiesa, composta da credenti di ogni nazione (Apocalisse 7:9-10).
Qual è il messaggio principale del Salmo 135 per i cristiani oggi?
Il messaggio principale è che Dio è degno di lode per la sua grandezza, la sua bontà e la sua fedeltà. Il salmo ci chiama a ricordare le opere di Dio nella storia, a confidare in Lui piuttosto che negli idoli moderni, e a unirci alla comunità dei credenti nella lode. Ci ricorda che la nostra identità è fondata sull'elezione e la redenzione di Dio in Cristo.