Commento a Salmi 118

Salmi 118 è un salmo di ringraziamento e trionfo, probabilmente cantato durante una processione liturgica nel tempio. Il salmista, forse il re stesso, celebra la liberazione da nemici potenti e l'ingresso vittorioso nel santuario. Il cuore del salmo è la pietra scartata dai costruttori che diventa la pietra angolare, una profezia che Gesù applicherà a sé stesso. Il salmo si muove dalla supplica alla lode, dalla morte alla vita, e culmina in un invito universale a rendere grazie al Signore perché la sua bontà dura in eterno.

Contesto storico

Salmi 118 appartiene al cosiddetto Hallel egiziano (Salmi 113-118), un insieme di salmi cantati durante le principali feste ebraiche, in particolare la Pasqua. La sua origine è incerta: potrebbe risalire al periodo post-esilico, quando il tempio fu ricostruito, o forse all'incoronazione di un re davidico. La struttura processionale (vv. 19-20, 26-27) suggerisce un uso liturgico: il re o il sacerdote guida la folla in un canto di ringraziamento mentre si avvicina alle porte del tempio. Il salmo contiene echi di Esodo 15 (il canto di Mosè) e di Isaia 26 (il canto di fiducia). La frase "la pietra scartata dai costruttori" (v. 22) è citata da Gesù in Mt 21:42, Mc 12:10-11 e Lc 20:17, e da Pietro in At 4:11 e 1 Pt 2:7, diventando un pilastro della cristologia neotestamentaria.

Versetto per versetto

  • 1:

    Il salmo si apre con un invito corale: Celebrate il Signore, perché egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno. Il verbo ebraico yadah (יָדָה) significa "lodare, ringraziare, confessare". La bontà (tov, טוֹב) di Dio non è un attributo astratto, ma la sua fedeltà concreta all'alleanza. L'espressione "dura in eterno" (le'olam chasdo, לְעוֹלָם חַסְדּוֹ) diventa un ritornello che scandisce l'intero salmo (vv. 2-4, 29).

  • 5:

    Nella mia angoscia invocai il Signore; il Signore mi rispose e mi mise al largo. Il salmista ricorda un momento di stretta (meitsar, מֵצַר), letteralmente "un luogo angusto". Dio lo ha portato in un "luogo spazioso" (merchav, מֶרְחָב), immagine di liberazione e respiro. È la struttura tipica del salmo di ringraziamento: la prova, il grido, la risposta divina.

  • 6:

    Il Signore è per me, non avrò paura; che cosa può farmi l'uomo? Una dichiarazione di fede che riecheggia Sal 56:4 e diventa il fondamento della fiducia cristiana (Eb 13:6). Il parallelismo contrappone il Signore all'uomo: se Dio è dalla nostra parte, la minaccia umana perde ogni potere definitivo. Non è ingenuità, ma la certezza che nessuna avversità può separarci dall'amore di Dio.

  • 10:

    Tutte le nazioni mi hanno circondato, ma nel nome del Signore io le ho sconfitte. Il linguaggio è militare: il salmista parla di nemici che lo assediano come sciami d'api (v. 12). La vittoria non è dovuta alla forza propria, ma al "nome del Signore" — la sua presenza rivelata e la sua potenza. Il ritornello "nel nome del Signore" (vv. 10-12) sottolinea che la salvezza è opera esclusiva di Dio.

  • 14:

    Il Signore è la mia forza e il mio canto, ed è stato la mia salvezza. Citazione letterale di Es 15:2, il canto di Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso. Il salmista si identifica con l'esperienza dell'esodo: la liberazione personale è un nuovo esodo. La parola yeshu'ah (יְשׁוּעָה), "salvezza", è la radice del nome Yeshua (Gesù).

  • 17:

    Io non morirò, anzi vivrò e racconterò le opere del Signore. Una dichiarazione di sopravvivenza miracolosa. Il salmista era stato vicino alla morte (v. 18), ma Dio lo ha risparmiato. La vita prolungata non è fine a sé stessa: è finalizzata alla testimonianza. Raccontare le opere di Dio è il compito del redento.

  • 22:

    La pietra che i costruttori hanno rifiutata è diventata la pietra angolare. Questo versetto è il cuore profetico del salmo. La "pietra" (even, אֶבֶן) scartata diventa la "testa d'angolo" (rosh pinnah, רֹאשׁ פִּנָּה), la pietra più importante dell'edificio. Nel contesto originale, forse si riferiva a Israele disprezzato dalle nazioni, ma il NT lo applica inequivocabilmente a Cristo (Mt 21:42; At 4:11; 1 Pt 2:7). Gesù, rifiutato dai capi religiosi, è diventato il fondamento della nuova comunità.

  • 24:

    Questo è il giorno che il Signore ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. Probabilmente il giorno della liberazione o della processione al tempio. La tradizione cristiana ha letto questo versetto come riferimento al giorno della risurrezione di Cristo, la domenica. Ogni giorno è dono di Dio, ma il giorno della salvezza merita una gioia speciale.

  • 26:

    Benedetto colui che viene nel nome del Signore. La benedizione pronunciata dai sacerdoti mentre il re o il pellegrino entra nel tempio. Questa frase fu acclamata dalla folla all'ingresso di Gesù in Gerusalemme (Mt 21:9; Mc 11:9; Lc 19:38; Gv 12:13). Gesù è il vero "colui che viene", il Messia atteso, che entra nella città santa per compiere la salvezza.

  • 27:

    Il Signore è Dio, e ci ha illuminati. La luce è simbolo di rivelazione e gioia. Il versetto prosegue con istruzioni per la processione: "Legate la vittima sacrificale con funi, fino ai corni dell'altare". Il culto dell'AT trovava il suo centro nel sacrificio; il NT mostra che il sacrificio definitivo è Cristo stesso.

  • 28:

    Tu sei il mio Dio, e io ti celebrerò; tu sei il mio Dio, e io ti esalterò. Una dichiarazione personale di appartenenza. Il salmo, pur essendo corale e liturgico, si chiude con una nota individuale: la fede non è mai solo comunitaria, ma diventa un "mio" rapporto con Dio.

  • 29:

    Celebrate il Signore, perché egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno. Il salmo si chiude come si è aperto, con lo stesso invito alla lode. La struttura circolare suggerisce che la lode non è mai finita: la bontà di Dio è eterna, e la nostra risposta deve essere altrettanto continua.

Temi chiave

  • La bontà eterna di Dio
  • La pietra scartata come pietra angolare
  • Liberazione e vittoria nel nome del Signore
  • La lode come risposta alla salvezza
  • Il giorno del Signore come giorno di gioia

Applicazione

Salmi 118 ci invita a guardare alla nostra vita come a una storia di liberazione. Forse non siamo stati circondati da eserciti, ma conosciamo bene l'angoscia, la paura, il senso di essere accerchiati da problemi che sembrano insormontabili. Il salmo ci ricorda che il grido verso il Signore non è vano: Egli risponde, ci mette al largo, ci fa passare dalla morte alla vita. La pietra scartata — Gesù Cristo — è diventata il fondamento su cui possiamo costruire ogni cosa. Il nostro compito non è accumulare meriti, ma raccontare le opere del Signore. Ogni giorno è un dono, e ogni giorno possiamo dire: "Questo è il giorno che il Signore ha fatto". La lode non è un optional per i momenti felici: è la risposta appropriata a un Dio la cui bontà dura in eterno.

Domande frequenti

Chi è la pietra scartata dai costruttori in Salmi 118:22?

Nel contesto originale del salmo, la "pietra scartata" potrebbe riferirsi a Israele, disprezzato dalle nazioni, o al re davidico umiliato e poi esaltato. Il Nuovo Testamento, tuttavia, applica questo versetto a Gesù Cristo (Mt 21:42; At 4:11; 1 Pt 2:7). Gesù fu rifiutato dai capi religiosi del suo tempo, ma Dio lo ha risuscitato e lo ha posto come fondamento della chiesa. È una profezia messianica che trova il suo compimento in Cristo.

Qual è il significato di 'Questo è il giorno che il Signore ha fatto' in Salmi 118:24?

Nel contesto del salmo, il versetto si riferisce al giorno della liberazione o della processione al tempio, un giorno di gioia e ringraziamento. La tradizione cristiana ha visto in questo versetto un riferimento al giorno della risurrezione di Gesù, la domenica. Per il credente, ogni giorno è un dono di Dio, ma il giorno in cui si sperimenta la salvezza merita una gioia speciale. È un invito a vivere ogni giornata con gratitudine e celebrazione.

Salmi 118 è un salmo messianico?

Sì, Salmi 118 è considerato un salmo messianico, soprattutto per i versetti 22 e 26. Il versetto 22 (la pietra scartata) è citato da Gesù stesso in relazione alla sua morte e risurrezione (Mt 21:42). Il versetto 26 ("Benedetto colui che viene nel nome del Signore") fu acclamato dalla folla all'ingresso di Gesù in Gerusalemme (Mt 21:9). Sebbene il salmo abbia un significato storico per Israele, la sua piena realizzazione si trova in Cristo.

Qual è il contesto storico di Salmi 118?

Salmi 118 fa parte dell'Hallel egiziano (Salmi 113-118), cantato durante le feste ebraiche come la Pasqua. Il contesto preciso è incerto: potrebbe essere stato composto per la dedicazione del tempio dopo l'esilio, per l'incoronazione di un re, o per una festa di ringraziamento nazionale. La struttura processionale suggerisce un uso liturgico nel tempio di Gerusalemme. Il salmo celebra una liberazione militare e un ingresso trionfale nel santuario.

Come si applica Salmi 118 alla vita cristiana oggi?

Salmi 118 ci insegna a confidare in Dio nelle difficoltà e a lodarlo per la sua fedeltà. La frase "Il Signore è per me, non avrò paura" (v. 6) è un potente antidoto all'ansia. Il salmo ci ricorda che Dio trasforma il rifiuto in fondamento: ciò che sembra una sconfitta può diventare la base della nostra fede in Cristo. Ogni giorno è un'opportunità per "rallegrarci ed esultare" nella bontà di Dio, che dura in eterno.