Textus Receptus
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Il Textus Receptus (latino per «testo ricevuto») è la tradizione testuale del Nuovo Testamento greco che si affermò in Europa occidentale a partire dal XVI secolo e che fu utilizzata come base per quasi tutte le traduzioni protestanti delle lingue europee fino alla fine del XIX secolo. Comprende le edizioni del Nuovo Testamento greco pubblicate da Erasmo da Rotterdam e dai suoi successori, tra cui Stefano (Robert Estienne), Beza e gli Elzeviri.
L'edizione di Erasmo
La storia del Textus Receptus inizia nel 1516, quando l'umanista olandese Erasmo da Rotterdam (1466-1536) pubblicò la prima edizione a stampa del Nuovo Testamento greco, intitolata Novum Instrumentum Omne, presso lo stampatore Johann Froben di Basilea. L'edizione era bilingue, presentando il testo greco accanto a una nuova traduzione latina di Erasmo, con note critiche.
Erasmo lavorò sotto pressione editoriale e utilizzò solo pochi manoscritti tardo-medievali, tutti del tipo testuale bizantino. Per i versi finali dell'Apocalisse, dove il manoscritto disponibile era danneggiato, Erasmo ritradusse alcuni versetti dal latino della Vulgata in greco, introducendo alcune varianti uniche.
Erasmo pubblicò edizioni successive nel 1519, 1522, 1527 e 1535, con miglioramenti progressivi. La seconda edizione (1519) fu utilizzata da Lutero per la sua traduzione tedesca del Nuovo Testamento.
Stefano e Beza
Il tipografo parigino Robert Estienne, noto in latino come Stephanus, pubblicò quattro edizioni del Nuovo Testamento greco (1546, 1549, 1550, 1551). La sua edizione del 1550, conosciuta come Editio Regia, divenne particolarmente influente. Nell'edizione del 1551, Stefano introdusse per la prima volta la numerazione dei versetti che usiamo ancora oggi.
Il riformatore ginevrino Théodore de Bèze (Beza, 1519-1605) pubblicò nove edizioni del Nuovo Testamento greco tra il 1565 e il 1604, con commenti, varianti testuali e una traduzione latina propria. Le edizioni di Beza furono la base principale del Nuovo Testamento della King James Version del 1611.
L'origine del nome
Il termine «Textus Receptus» deriva dalla prefazione dell'edizione del Nuovo Testamento greco pubblicata dai fratelli Bonaventura e Abraham Elzevir a Leida nel 1633. La prefazione affermava: «Textum ergo habes, nunc ab omnibus receptum» («Hai dunque il testo che ora è ricevuto da tutti»). Da allora, l'espressione «Textus Receptus» divenne sinonimo della tradizione testuale stabilita da Erasmo, Stefano e Beza.
Caratteristiche
Il Textus Receptus si distingue per:
- l'aderenza al tipo testuale bizantino, che è la tradizione dominante dei manoscritti greci medievali;
- l'inclusione di passi disputati come la Pericope Adulterae (Giovanni 7,53-8,11), il Comma Johanneum (1 Giovanni 5,7-8) e il finale lungo di Marco (16,9-20);
- una stabilità testuale che ha permesso alle traduzioni protestanti di mantenere una base comune per tre secoli.
Influenza storica
Il Textus Receptus fu la base testuale di:
- la Bibbia di Lutero (tedesco, 1522);
- la Bibbia Diodati (italiano, 1607);
- la Reina-Valera (spagnolo, 1569/1602);
- la King James Version (inglese, 1611);
- la Almeida (portoghese, 1681);
- la Bibbia Sinodale Russa (1876, parzialmente).
Critica e dibattito moderno
Dal XIX secolo, la critica testuale moderna (Lachmann, Tischendorf, Westcott, Hort, Nestle, Aland) ha mostrato che il Textus Receptus, pur autorevole, contiene letture tardive e che manoscritti più antichi (come il Codex Sinaiticus e il Codex Vaticanus) preservano un testo più vicino agli originali. Le traduzioni moderne si basano prevalentemente sui testi critici Nestle-Aland e UBS.
Tuttavia, il Textus Receptus conserva un'autorità riconosciuta in alcune comunità evangeliche conservatrici, che lo considerano il testo provvidenzialmente preservato del Nuovo Testamento. Resta in ogni caso uno dei monumenti più importanti della storia del cristianesimo e della cultura europea.