Antica versione persiana

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La Old Persian Version, in persiano ترجمه قدیم («la traduzione antica»), ha una lunga storia. All'inizio dell'Ottocento il missionario anglicano Henry Martyn tradusse il Nuovo Testamento a Shiraz con l'aiuto di Mirza Seyed Ali Khan. In seguito William Glen, insieme a Mirza Mohammad Jafar Shirazi, completò l'Antico Testamento dall'ebraico. Robert Bruce, legato alla Società Biblica Britannica e Forestiera, dedicò circa vent'anni alla revisione dell'insieme, pubblicato nel 1895.

Il metodo è quello delle grandi versioni missionarie dell'Ottocento: traduzione dall'ebraico e dal greco, vicina alla forma dell'originale, nel persiano colto dell'epoca. Il risultato ha il peso di una Bibbia classica, con frasi solenni e un lessico molto debitore all'arabo, come era comune nella prosa persiana di allora.

È la Bibbia che ha formato generazioni di cristiani di lingua persiana, e la si chiama «antica» solo perché dopo sono arrivate traduzioni più recenti. Questo è anche il suo limite onesto: il persiano del 1895 non è quello di oggi, e il lettore attuale inciamperà in parole e costruzioni arcaiche. Per la lettura quotidiana conviene affiancarla a una traduzione moderna.

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