Maalat

Maalat

Maalat è una delle figure più silenziose dei racconti patriarcali della Genesi. Era figlia di Ismaele, figlio di Abraamo, e sorella di Nebaiot, il primogenito di Ismaele. La Scrittura la presenta in un solo versetto: dopo aver visto che le donne cananee dispiacevano a suo padre Isacco, Esaù andò da Ismaele e prese in moglie Maalat, oltre alle mogli che già aveva (Genesi 28:9).

La Bibbia non riporta alcuna parola pronunciata da Maalat né alcuna sua azione. Tutto ciò che sappiamo proviene da una nota genealogica e dal motivo che il narratore attribuisce a Esaù. Eppure il suo nome si trova a un crocevia importante: il momento in cui Giacobbe parte per Paddan-Aram con la benedizione del padre, e Esaù, il fratello che ha perso la benedizione, cerca di recuperare la sua posizione nella famiglia. Studiare Maalat con onestà significa rispettare il silenzio del testo e, allo stesso tempo, prestare attenzione a ciò che questa breve notizia insegna.

La accompagna anche una questione testuale. Nell'elenco delle mogli di Esaù in Genesi 36:3, la figlia di Ismaele e sorella di Nebaiot si chiama Basmat, non Maalat. Questo studio spiega perché la maggior parte degli interpreti riferisce i due nomi alla stessa donna, e perché la questione va trattata con cura.

1. Etimologia e significato del nome

Il nome ebraico è Maḥalat (מָחֲלַת). Il suo significato è incerto. La stessa forma compare nei titoli del Salmo 53 e del Salmo 88 (su Maalat), dove sembra essere un termine musicale o liturgico il cui senso preciso non è più noto. Alcuni studiosi collegano la parola a una radice che significa danzare, o a uno strumento come il flauto o la lira; altri alla radice ḥlh, che può significare essere debole o essere malato; altri ancora propongono un senso come gradevole o dolce. Nessuna di queste spiegazioni si può dimostrare, ed è più saggio dire che il significato del nome non è conosciuto con certezza piuttosto che costruire una lezione spirituale su un'etimologia congetturale.

Il nome Basmat (בָּשְׂמַת, Basemat), usato in Genesi 36:3, è più chiaro: deriva da bośem, aroma o profumo, e si rende di solito con profumata. Era un nome abbastanza comune perché lo portasse anche un'altra moglie di Esaù, la figlia di Elon l'Ittita (Genesi 26:34), e una figlia di Salomone (1 Re 4:15).

2. Contesto storico e narrazione biblica

2.1 Origine familiare e genealogia

Maalat apparteneva alla discendenza di Ismaele, figlio di Abraamo e di Agar, la serva egiziana di Sara (Genesi 16:15). Dio aveva promesso che Ismaele sarebbe diventato una grande nazione e avrebbe generato dodici principi (Genesi 17:20), e Genesi 25:12-16 elenca quei figli, cominciando da Nebaiot, il primogenito. Maalat è l'unica figlia di Ismaele nominata nella Scrittura. Il testo la identifica tramite il padre e il fratello Nebaiot, il che può suggerire che Nebaiot, come primogenito, fosse già il capo del clan.

Questo dettaglio si accorda con la cronologia. Secondo le età indicate nella Genesi, Ismaele morì a centotrentasette anni (Genesi 25:17), e secondo il calcolo di molti commentatori ciò avvenne prima, o intorno, al tempo in cui Esaù prese Maalat. Se è così, l'espressione Esaù andò da Ismaele significherebbe che andò dalla famiglia di Ismaele e non da Ismaele in persona. Si tratta di una deduzione dai numeri della Genesi, non di un'affermazione esplicita del testo.

Con questo matrimonio Maalat divenne moglie di suo cugino: Esaù era figlio di Isacco, e Isacco e Ismaele erano entrambi figli di Abraamo. L'unione congiungeva due rami della famiglia di Abraamo che si trovavano fuori dalla linea della promessa del patto, la quale, come Dio aveva dichiarato, sarebbe proseguita attraverso Isacco e poi Giacobbe (Genesi 17:19-21; 21:12; 25:23).

2.2 Eventi principali

Il contesto di Genesi 28:6-9 è decisivo. Esaù aveva sposato due donne ittite, Giuditta e Basmat, e questi matrimoni furono causa di profonda amarezza per Isacco e Rebecca (Genesi 26:34-35). Rebecca arrivò a dire di essere disgustata della vita a causa delle figlie di Chet (Genesi 27:46). Allora Isacco benedisse Giacobbe, gli ordinò di non prendere moglie tra le figlie di Canaan e lo mandò a Paddan-Aram perché si sposasse nella famiglia di Labano (Genesi 28:1-5).

Esaù vide tutto questo. Vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe, che lo aveva mandato via con l'ordine di non sposare una cananea, e che Giacobbe aveva ubbidito. Capì che le figlie di Canaan non piacevano a suo padre, e così andò da Ismaele e prese Maalat, oltre alle mogli che aveva (Genesi 28:6-9). Il narratore riferisce il motivo con sobrietà: Esaù reagiva al dispiacere dei genitori. Il testo non dice se Maalat acconsentì, che cosa pensasse né come fosse accolta nella casa di Isacco.

Più avanti, Genesi 36 elenca le mogli di Esaù e i loro discendenti. Lì la figlia di Ismaele e sorella di Nebaiot partorisce un figlio di nome Reuel (Genesi 36:4; 36:10), e i figli di Reuel, Naat, Zera, Samma e Mizza, divennero capi tra gli Edomiti (Genesi 36:13; 36:17). Se Maalat e Basmat sono la stessa donna, come ritiene la maggior parte degli interpreti, ella è antenata di diversi clan di Edom.

I nomi delle mogli di Esaù variano tra Genesi 26:34, 28:9 e 36:2-3. Nel capitolo 26 le mogli sono Giuditta, figlia di Beeri l'Ittita, e Basmat, figlia di Elon l'Ittita; nel capitolo 28, Maalat, figlia di Ismaele; nel capitolo 36, Ada, figlia di Elon l'Ittita, Oolibama, figlia di Ana, e Basmat, figlia di Ismaele e sorella di Nebaiot. La descrizione figlia di Ismaele, sorella di Nebaiot è identica in 28:9 e in 36:3, e ciò indica con forza che si tratta di una sola persona.

Sono state proposte diverse spiegazioni. La più comune è che le donne dell'antico Vicino Oriente potessero portare più di un nome, o ricevere un nome nuovo al matrimonio, così come gli stessi patriarchi ricevettero nomi nuovi. Un'altra suggerisce che gli elenchi provengano da registri diversi e che alcuni nomi si siano scambiati nella trasmissione. Alcuni testimoni antichi, come il Pentateuco samaritano, leggono Maalat in Genesi 36, il che mostra che la differenza era già notata nell'antichità. Nessuna di queste spiegazioni è affermata dal testo stesso, ed è onesto ammettere che non sappiamo esattamente perché si usino due nomi. Ciò che è chiaro è che la Bibbia presenta una figlia di Ismaele come moglie di Esaù, e nulla in questi passi richiede due donne diverse.

3. Carattere e ruolo nella narrazione biblica

Poiché Maalat non parla né agisce nel racconto, ogni descrizione della sua personalità sarebbe un'invenzione. Il testo non esprime alcun giudizio morale su di lei. Compare come oggetto di una decisione presa da Esaù, come era comune nei matrimoni di quel tempo, e il suo ruolo nella storia è illustrare la reazione di Esaù alla benedizione data a Giacobbe.

Quella reazione è rivelatrice. Esaù capì che i genitori disapprovavano i matrimoni con le cananee, ma la sua risposta fu parziale. Non si separò dalle mogli ittite; ne aggiunse un'altra. Cercò una sposa nella famiglia di Abraamo, ma dalla linea che Dio aveva esplicitamente escluso dall'eredità del patto. Il gesto sembra un tentativo di riconquistare il favore con un aggiustamento esteriore, senza il pentimento e la fede che contraddistinguevano gli eredi della promessa. La lettera agli Ebrei descrive Esaù come colui che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura e poi non trovò occasione di pentimento, benché cercasse la benedizione con lacrime (Ebrei 12:16-17).

Maalat stessa non va giudicata in base ai motivi del marito. Era discendente di Abraamo, figlia di un popolo al quale Dio aveva pure mostrato misericordia (Genesi 21:17-20), e la sua presenza nella genealogia ricorda che le famiglie fuori dalla linea eletta non furono dimenticate dal Dio che regna sulle nazioni.

4. Significato teologico

4.1 La linea della promessa e gli altri rami

La Genesi segue uno schema di elezione divina: Isacco e non Ismaele, Giacobbe e non Esaù. Il matrimonio di Maalat ed Esaù unisce due rami della famiglia che ricevettero benedizioni reali, come una discendenza numerosa, una terra e dei principi, ma non la promessa del patto per mezzo della quale tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette (Genesi 12:3; 28:14). Paolo usa entrambi i contrasti per mostrare che il disegno salvifico di Dio poggia sulla sua grazia libera e non sulla nascita o sullo sforzo umano (Romani 9:6-13), dove cita Malachia 1:2-3.

4.2 Ubbidienza del cuore e correzione esteriore

Il matrimonio di Esaù con Maalat è una lezione narrativa sulla differenza tra compiacere gli uomini e volgersi a Dio. Esaù osservò ciò che piaceva a suo padre e lo imitò in parte, ma il testo non lo mostra mai mentre cerca il Signore. Giacobbe, con tutti i suoi difetti, parte sotto la promessa e incontra Dio a Betel nella scena immediatamente successiva (Genesi 28:10-22). L'accostamento è voluto: un fratello aggiusta il proprio comportamento per riconquistare l'approvazione, mentre l'altro riceve una rivelazione di grazia che non aveva meritato.

5. Eredità e riferimenti canonici

Maalat, figlia di Ismaele, è nominata esplicitamente solo in Genesi 28:9. Se la si identifica con Basmat, figlia di Ismaele e sorella di Nebaiot, compare anche in Genesi 36:3, 36:4, 36:10, 36:13 e 36:17, che menzionano il figlio Reuel e i nipoti divenuti capi di Edom. 1 Cronache 1:35 e 1:37 elencano Reuel e i suoi figli tra i discendenti di Esaù, senza nominarne la madre. Il contesto più ampio del suo matrimonio comprende Genesi 26:34-35, 27:46 e 28:1-8.

Non va confusa con un'altra Maalat, figlia di Ierimot figlio di Davide, che divenne moglie del re Roboamo (2 Cronache 11:18).

6. Applicazione per oggi

La breve storia di Maalat ci invita a esaminare i nostri motivi. È possibile accorgersi di ciò che piace agli altri, persino di ciò che piace a genitori pii, e fare cambiamenti esteriori senza mai consegnare il cuore a Dio. Esaù corresse l'apparenza del problema e ne conservò la radice. Il vangelo chiama a qualcosa di più profondo: pentimento e fede nel Dio che giustifica l'empio, non una strategia per riconquistare approvazione.

Maalat ci ricorda anche che la Scrittura è piena di persone la cui voce non è stata registrata, soprattutto donne la cui vita fu plasmata dalle decisioni di altri. Il Dio di Abraamo ascoltò Agar nel deserto (Genesi 16:13) e la voce del ragazzo Ismaele (Genesi 21:17). Lo stesso Dio vede coloro la cui storia sta in un solo versetto. In Cristo la promessa fatta ad Abraamo raggiunge quelli che un tempo erano lontani, così che chiunque crede, qualunque sia la sua discendenza, diventa figlio di Abraamo per fede (Galati 3:7-9; Efesini 2:13).