Lamec
Lamec fu figlio di Metusela e padre di Noè, nella discendenza che scende da Adamo attraverso Set (Genesi 5:25-31; 1 Cronache 1:3). Secondo il testo ebraico visse 777 anni, ed è ricordato soprattutto per le parole che pronunciò alla nascita del figlio: la speranza che Noè portasse sollievo dalla fatica dolorosa causata dalla maledizione del suolo (Genesi 5:29).
Lamec compare nella genealogia che va da Adamo a Noè, un elenco segnato dal solenne ritornello “poi morì”. La maggior parte dei suoi membri riceve solo numeri: l'età in cui generarono un figlio, gli anni vissuti dopo e il totale dei loro giorni. Lamec è uno dei pochi in quell'elenco la cui voce contiene qualcosa di più. Nel suo caso si tratta di una sola frase, le uniche sue parole che la Scrittura conserva.
È nominato anche nella genealogia di Gesù in Luca 3:36. Non va confuso con l'altro Lamec della Genesi, discendente di Caino, la cui storia è molto diversa (Genesi 4:18-24). Questo studio riguarda Lamec, figlio di Metusela.
1. Etimologia e significato del nome
La forma ebraica è לֶמֶךְ (Lemekh). Il suo significato è incerto. Nessuna radice ebraica chiara lo spiega, e la Bibbia non commenta il nome, come fa invece con quello di Noè. Alcuni studiosi hanno proposto un collegamento con una parola araba usata per un giovane forte, altri con un termine accadico per un tipo di sacerdote o servitore, ma nessuna di queste proposte è sicura. È più onesto dire che il significato del nome di Lamec è sconosciuto che costruire insegnamenti su un'ipotesi.
Il testo invece commenta il nome che egli diede al figlio. Noè (נֹחַ, Noach) suona come la parola ebraica per riposo, e la spiegazione di Lamec usa il verbo nacham (נחם), “consolare, dare sollievo” (Genesi 5:29). Il legame è un gioco di suono e di senso, tipico dei nomi ebraici, più che una derivazione rigorosa.
2. Contesto storico e narrazione biblica
2.1 Origine familiare e genealogia
Lamec apparteneva alla discendenza di Set, il figlio dato ad Adamo ed Eva dopo la morte di Abele (Genesi 4:25). La genealogia di Genesi 5 ripercorre dieci generazioni da Adamo a Noè (Genesi 5:3-32; 1 Cronache 1:1-4), e Lamec è la nona. Suo nonno fu Enoc, che camminò con Dio e fu preso da lui (Genesi 5:24), e suo padre fu Metusela, la persona più longeva ricordata dalla Scrittura, con 969 anni (Genesi 5:27).
Metusela generò Lamec all'età di 187 anni (Genesi 5:25). Lamec, a 182 anni, generò Noè (Genesi 5:28-29), e dopo visse 595 anni e generò altri figli e figlie, i cui nomi non sono riportati (Genesi 5:30). Tutti i suoi giorni furono 777 anni, poi morì (Genesi 5:31). Sua moglie non è nominata. Attraverso Noè divenne nonno di Sem, Cam e Iafet (Genesi 5:32).
2.2 Eventi principali
L'unico evento descritto è l'imposizione del nome a Noè. Quando nacque il figlio, Lamec lo chiamò Noè dicendo, in sostanza, che quel bambino li avrebbe consolati della loro opera e della fatica delle loro mani sul suolo che il Signore ha maledetto (Genesi 5:29). Le parole richiamano il giudizio di Genesi 3:17, dove Dio maledisse il suolo a causa del peccato di Adamo e disse che ne avrebbe mangiato con fatica. La parola ebraica per questa fatica dolorosa (ʿitsavon) ricorre soltanto in questi passi della Genesi (Genesi 3:16-17; 5:29), il che rende chiaro il collegamento.
Se si sommano le cifre del testo masoretico, ne derivano alcune osservazioni cronologiche. Lamec sarebbe nato 874 anni dopo la creazione di Adamo, così che la sua vita si sovrappose a quella di Adamo per 56 anni. Sarebbe morto cinque anni prima del diluvio, che venne nel seicentesimo anno di Noè (Genesi 7:6), e quindi prima di suo padre Metusela, la cui morte cade nell'anno del diluvio. Sono calcoli, non affermazioni del testo, e l'antica traduzione greca e il Pentateuco samaritano riportano cifre diverse per questa genealogia. Vanno perciò considerati con una certa cautela.
3. Carattere e ruolo nella narrazione biblica
La Scrittura ci trasmette una sola frase di Lamec, e rivela qualcosa del suo cuore. Anzitutto parla di Dio con il suo nome del patto, il Signore, in armonia con la nota di Genesi 4:26 secondo cui, nella discendenza di Set, si cominciò a invocare il nome del Signore. Poi è realista: non nega la maledizione né la stanchezza del lavoro. Infine spera: attende da Dio sollievo e vede nella nascita del figlio un segno che quel sollievo potrebbe arrivare.
Non dobbiamo affermare più di quanto dica il testo. Lamec non è chiamato giusto come Noè (Genesi 6:9), e non si dice che camminasse con Dio come Enoc. Non sappiamo fino a che punto comprendesse le proprie parole. Ma esse contrastano fortemente con la malvagità e la violenza che riempivano la terra in quei giorni (Genesi 6:5, 11-12). In un mondo che andava verso il giudizio, Lamec diede al figlio un nome pieno di speranza.
Il suo ruolo nella narrazione è quello di un ponte. Collega Enoc e Metusela a Noè, e le sue parole alla nascita di Noè preparano il lettore al racconto del diluvio, nel quale Dio giudicherà il mondo corrotto e al tempo stesso preserverà una famiglia per mezzo del servo che ha scelto.
4. Significato teologico
4.1 La vita sotto la maledizione
Le parole di Lamec mostrano che le conseguenze della caduta erano una realtà quotidiana per le prime generazioni. Il suolo resisteva, il lavoro era faticoso e la morte raggiungeva ciascuno, come ripete il ritornello di Genesi 5. La Scrittura non lo nasconde. Paolo insegna che la creazione è stata sottoposta alla vanità e geme mentre attende la redenzione (Romani 8:20-22). Lamec sentiva quel gemito nelle proprie mani.
4.2 La speranza del riposo
Lamec attendeva sollievo per mezzo del figlio. Il testo non dice esattamente come quella speranza si compì, e gli interpreti divergono. Dopo il diluvio, quando Noè offrì sacrifici, il Signore sentì un odore soave (in ebraico nichoach, parola che richiama il nome di Noè) e disse che non avrebbe più maledetto la terra a causa dell'uomo (Genesi 8:21). Noè è anche descritto come agricoltore che piantò una vigna (Genesi 9:20). Alcuni vedono in questi passi una risposta parziale alla speranza di Lamec. Ma la storia di Noè mostra anche che il peccato rimase dopo il diluvio (Genesi 8:21; 9:20-27). Il riposo pieno che Lamec desiderava si trova soltanto in Cristo, che chiama gli affaticati e oppressi a venire a lui per trovare riposo (Matteo 11:28-29), e nella nuova creazione, dove non ci sarà più nulla di maledetto (Apocalisse 22:3).
4.3 Nella discendenza della promessa
Dopo la promessa che la progenie della donna avrebbe schiacciato il capo del serpente (Genesi 3:15), la Genesi segue con cura particolare la discendenza di Set. Lamec si trova in questa discendenza, e Luca lo include tra gli antenati di Gesù (Luca 3:36). Non vide il compimento, ma il suo nome è scritto nel registro di famiglia che conduce al Figlio di Dio. La lettera agli Ebrei parla di coloro che morirono nella fede senza ricevere le cose promesse, ma vedendole da lontano (Ebrei 11:13). Il testo non dice se Lamec appartenesse consapevolmente a questo gruppo, ma le sue parole si accordano con questo atteggiamento di attesa fiduciosa.
4.4 Da non confondere con
La Genesi menziona un altro Lamec, discendente di Caino e figlio di Metusael (Genesi 4:18-24). Quel Lamec prese due mogli, Ada e Zilla, e si vantò davanti a loro di aver ucciso un uomo che lo aveva ferito, rivendicando una vendetta settantasette volte (Genesi 4:23-24). Molti lettori notano il contrasto fra i due: uno canta la vendetta, l'altro parla di consolazione. Sono persone diverse in discendenze diverse, e le loro storie non vanno mescolate.
5. Eredità e riferimenti canonici
Lamec, figlio di Metusela, compare in tre luoghi della Scrittura. In Genesi 5:25-31 leggiamo della sua nascita, della nascita e del nome di Noè, degli anni della sua vita e della sua morte; il suo nome compare anche nella nota sulla vita di Metusela dopo la sua nascita (Genesi 5:26). In 1 Cronache 1:3 figura nella genealogia da Adamo che apre il libro: Enoc, Metusela, Lamec. In Luca 3:36 appare nella genealogia di Gesù, dove Noè è chiamato figlio di Lamec.
La sua eredità è il figlio Noè e, attraverso di lui, tutta l'umanità dopo il diluvio. Ma la sua eredità personale è anche la frase che pronunciò: la confessione che la maledizione è reale e che il sollievo deve venire dal Signore.
6. Applicazione per oggi
Le parole di Lamec suonano familiari a chiunque lavori duramente e ne senta il peso. Egli non finse che la vita fosse facile. La fede non ci chiede di negare il dolore del lavoro, la frustrazione di un mondo sotto la maledizione o la certezza della morte. Come Lamec, possiamo parlare con onestà del suolo che il Signore ha maledetto.
Ma Lamec non si fermò al lamento. Trasformò la sua stanchezza in speranza e pose quella speranza in ciò che Dio avrebbe fatto per mezzo della generazione successiva. I genitori di oggi possono imparare da lui. Il modo in cui diamo il nome ai nostri figli, preghiamo per loro e parliamo di loro può esprimere la fiducia che Dio opera oltre il tempo della nostra vita. Lamec non visse abbastanza per vedere il diluvio e ciò che seguì, ma la sua speranza non fu vana.
Soprattutto, Lamec ci indica il riposo che solo Gesù dà. La consolazione che sperava di trovare in Noè era parziale e temporanea. In Cristo, Dio offre un riposo sabatico che rimane per il suo popolo (Ebrei 4:9-10). Gli stanchi possono venire a lui già ora, e un giorno la maledizione sulla creazione sarà tolta del tutto. Questa è la risposta al desiderio di Lamec, e al nostro.